BOB DYLAN, Shadows in the Night (2015)

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Forse ha pensato che nell’Era del Rifacimento non c’è più di tanto interesse per ciò che nuovo. E allora perché continuare a scrivere altre canzoni?
Se quindi devono essere cover, meglio immergersi in un repertorio, come da titolo del disco, fatto di “ombre nella notte”, brani perduti nell’oscurità che appartengono, per citare un suo capolavoro recente, ad un “tempo immemorabile”.
Il senso dell’album è da ricercare allora in alcune “piegature” della sua voce, in certe nuances dell’interpretazione che appartengono solo a lui, e che sono, con buona pace di chi non le apprezza, uniche ed inimitabili.
Miglior performance vocale nell’impervia That Lucky Old Sun, chiusura col botto di un disco che farà ancora discutere a lungo.
Di quanti altri lavori oggi potreste dire lo stesso?

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OASIS, Familiar To Millions (2000)

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Registrato dal vivo il 21 luglio del 2000 allo stadio di Wembley davanti a 70.000 spettatori (li sentiamo cantare  – più che bene  – il noto refrain di Don’t Look Back In Anger).

Purtroppo mai visti dal vivo ma, a giudicare da quel che qui si sente, questi, come dicono i “ggiovani”, spaccavano proprio.

C’è anche il tempo di omaggiare Neil Young con Hey Hey My My (Into The Black) e i Beatles con la loro pestatissima Helter Skelter.

C’è la versione con un solo disco, ma bisogna avere quella con due cd.

LED ZEPPELIN, Led Zeppelin IV (1971)

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Non ho un disco degli Zeppelin che preferisco in assoluto. Potrei dire II o IV. Forse IV, ovvero questo qui.

L’argomento sarebbe ozioso, piuttosto non lo è il motivo per cui non ho un loro disco preferito: in ognuno ci trovo qualcosa di diverso dagli altri. Ognuno ha una sua personalità. E io amo tutte queste diverse personalità.

Capita, con le Opere d’Arte.