GIANMARIA TESTA, Vitamia (2011)

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Ad oggi la sua ultima prova in studio. Appartiene ad un discorso letterario-musicale abbastanza definito (una triade: Conte, Capossela, lui), con appassionati davvero appassionati, e c’è da chiedersi – l’eterna domanda – se proposte come la sua possano trovare un pubblico ancora più ampio.

20000 leghe ha un testo che si fa ricordare bene.

Molto piacevole Nuovo, primo pezzo della raccolta. Nel secondo, per movimentare, una spruzzata di rock.

Non è esattamente il mio ambito musicale, ma devo ascoltare tutto, e il disco in questione non mi dispiace affatto.

PERLE’, Quanto tempo resta (2012)

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La cosa che più sorprende di questo secondo album del cantautore veronese è il cambio di riferimento vocale. Se nel primo lavoro sia pagava dazio a Manuel Agnelli, qui sembra che sia la vocalità oscura di Mark Lanegan ad ispirare Perlè.

Il disco suona molto bene. Produce John Agnello, masterizza Greg Calbi

Brano preferito? Buon compleanno.

 

LE LUCI DELLA CENTRALE ELETTRICA, Costellazioni (2014)

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Scampoli di cantato ad intermittenze interrompono il consueto flusso di spoken word.

Arrangiamenti sontuosi (e davvero belli). Resa tecnica (registrazione, mixing, mastering) ottima.

Potrebbe essere il disco della maturità delle Luci, alias Vasco Brondi, se lui non fosse ancora così giovane. Attendiamo ulteriori sorprese.

Pezzo preferito? I Sonic Youth (che può piacervi anche se non avete idea di chi diavolo siano i Sonic Youth).

BOB DYLAN, New Morning (1970)

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Si potrebbe essere attratti dal giochino “elenca i dischi minori di Bob Dylan”, con la tentazione di inserire nella lista questo album, per poi rendersi conto che, nel caso del cantautore americano, non ci sono dischi minori.

Tra l’altro, qui lui canta in modo straordinario (e in qualche caso si dà anche alla spoken word).

Le note di copertina c’informano che il disco è prodotto da Bob Johnston, purtroppo passato a miglior vita proprio in questi giorni. Un grazie al dio della musica per averci regalato quest’uomo.

Che classe la copertina! Ma allora, occorre ricordarselo sempre, la musica veniva considerata una cosa molto seria.

JOHN MARIO, Per fare spazio (Cabezon, 2015)

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Ho ascoltato questo cd e mi sono emozionato (cercate qualcosa d’altro in un disco?).

Quanto amore per la canzone, quanta cura per i suoni. Si sentono. Tutti quelli che ci hanno lavorato ci hanno messo il cuore.

Le mie preferite? No VR e Niente da dire, anche per avergliele sentite cantare in più di un’occasione.

Dovreste “fare spazio” nella vostra discoteca a questo album (se la frase suona banale, il disco non lo è).