SLAYER, Live Undead (1984)

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Il “live” nel titolo non tragga in inganno: a quanto pare, i brani sono stati registrati in presa diretta in studio e anche il “pubblico”, una dozzina di persone, è stato registrato lì (probabilmente è stato ripreso con un microfono panoramico, ed è posizionato nell’immagine stereofonica, anzicché ai lati, come di solito è dato sentire, al centro, in corrispondenza della batteria: il risultato è decisamente artificiale).

Possiamo qui ascoltare i brani da Show No Mercy con le innovazioni già presenti nell’Ep Haunting The Chapel: doppia cassa e cordofoni (chitarre e basso) accordati giù di mezzo tono. Velocità e pesantezza garantite!

 

SANTANA, Beyond Appearances (1985)

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Tentativo di aggiornare la proposta musicale all’estetica sonora del momento (anni ’80). E giù allora con sintetizzatori a iosa e quintali di gate sulla batteria…
Alcune cose non sono neanche male. Qui suonano musicisti da paura come Chester D. Thompson alla batteria, Alphonso Johnson al basso e David Sancious alle tastiere. Se siete completisti (come – ahilui – chi scrive) fatelo vostro, altrimenti è prescindibile (ché il buon Carlos dischi belli ne ha fatti…).

CARLOS SANTANA, Havana Moon (1983)

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Classe. Qui suona gente come The Fabulous Thunderbirds, Booker T. Jones, Tower Of Power Horns, Jimmie Vaughan (fratellino del mitico Steve) e in un brano canta Willie Nelson.

Carlos ci mette la chitarra e la sezione ritmica del suo gruppo (il disco esce col suo nome, e quindi non è a nome della band).

Producono Jerry Wexler e Barry Beckett

Con questi nomi ci possono essere dubbi?

Mudbone e Tales Of Kilimangiaro sono pura magia.

SANTANA, Zebop! (1981)

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Meglio del precedente Marathon (1979) e infinitamente meglio del successivo Shangò (1982). Il disco, nel complesso, gira.
Da segnalare “Tales Of Kilimanjaro” – in Havana Moon (1983) comparirà poi la prima versione del brano, preferita da Carlos -, “The
Sensitive Kind” di J.J. Cale, che però ricorda fin troppo “Black Magic Woman”, e lo strumentale “I Love You Much Too Much”, quasi una “Europa” (inarrivabile) in minore, ma nella coda il chitarrista sfodera alcuni fraseggi dei suoi…

SANTANA, Inner Secrets (1978)

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All’epoca venne rubricato sotto il genere “disco”, ma qui, fin dalla fascinosa intro di Dealer, c’è da divertirsi, altroché!

Non poteva mancare la ballatona di turno, Life is a Lady, dove lui suona, suona…

Doveroso ricordare anche Open Invitation, un rokkone che dal vivo – lo posso testimoniare – fa sfracelli!