LUCIO BATTISTI, Hegel (1994)

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Caro Lucio,

ricordo ancora abbastanza bene quel 1994, l’anno migliore della mia vita (come ricordo il 1993, il peggiore), e questo tuo disco, allora appena pubblicato, in pile, negli scaffali del negozio del mio paese, rimasto invenduto.
Forse, per i nostalgici del Battisti-che-fu, Hegel era troppo. E ti girarono le spalle, non senza fastidio. Immagino la felicità dei tuoi discografici…
Peccato. Si sono persi gioielli come “La bellezza riunita” (con un titolo così, occorre poi scrivere anche la canzone?!) ed “Estetica”, con quegli squarci di melodia inaudita (dai più, appunto).
Il caso ha voluto che fosse il tuo ultimo disco, che le note che sentiamo siano le ultime partorite dalla tua mente, sorgente continua di suoni e umori. Ultimo. Come Hegel, ultimo sforzo del pensiero, limite oltre al quale non sia va se non rovesciando tutto, o dicendo: “tutte panzanate”. Un po’ come dissero di Hegel, e senz’altro si disse dei testi di Panella.
Tu, se fossi andato avanti, avresti scelto ancora nuove strade – così dicevano i bene informati – e ci avresti meravigliato per l’ennesima volta.
Quasi quasi, ora che alla fine ti ho ri-ascoltato tutto, vado a risentirmi “Per una lira” (quanti anni?… caspita, ci sono nato nel 1966!) e ricomincio il viaggio. O, per il momento, ti lascio, sapendo che tornerò presto ad ascoltare.
Ah, guarda sempre con un po’ d’indulgenza ai farfugliamenti “melodici” di questo mestierante (part-time et precario) delle sette note.

Stai bene

 

Ruben

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