DAVID GRAY, Mutineers (2014)

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Forse il più “sperimentale” degli album realizzati finora dal cantautore inglese, merito anche della produzione di Andy Barlow, debitamente ringraziato nel booklet dall’artista.

Le prime sette canzoni suonano quanto mai pacificate, le ultime quattro sono più riflessive.

I vertici toccati a suo tempo con White Ladder sono difficilmente raggiungibili, ma qui comunque è un gran bel sentire.

Uno dei migliori dischi dell’anno appena scorso.

COLDPLAY, X&Y (2005)

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Per motivi del tutto extra musicali sono molto legato a Speed of Sound. D’altra parte l’annata era quella… (peraltro, uscì giusto il giorno del mio compleanno).

Fine del lato personale. Ma, in fondo, è sempre così: colleghiamo un disco, una canzone, a ricordi, momenti, e se son belli i ricordi e i momenti, è bello ai nostri occhi, e alle nostre orecchie, pure il disco.

Comunque questo è un ottimo lavoro.

Brano top? Fix You.

FRANCESCO DE GREGORI, Per brevità chiamato artista (2008)

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Premesso che il disco è molto godibile e ben realizzato sul piano tecnico, possiamo fare un gioco: prendere le canzoni in scaletta e vedere l’arrangiamento di volta in volta utilizzato.

1. Per brevità chiamato artista. Arrangiamento nello stile di molti brani di Recent Songs di Leonard Cohen. Ma di pacca proprio.

2. Finestre rotte. Arrangiamento nello stile dei brani rock blues di Modern Times di Dylan.

3. Celebrazione. Arrangiamento stile cantautorato americano anni ’70 e ’80. Mi viene in mente Steve Forbet, ma metteteci chi volete voi.

4. Volavola. Arrangiamento stile… De Gregori quando pesca nella tradizione melodrammatica italiana. Ogni tanto nei suoi dischi mette un brano o due fatti così. Alcuni, come La donna cannone, La valigia dell’attore, Cardiologia mi piacciono molto, altri come questo…

5. Ogni giorno di pioggia che Dio manda in terra. L’arrangiamento in stile country che usa Massimo Bubola quanda arrangia un suo pezzo in stile country.

6. L’angelo di Lyon. Arrangiamento stile Bruce Springsteen quando arrangia i suoi pezzi in chiave folk.

7. Carne umana per colazione. Arrangiamento classico, con ritmo stra-classico.

8. L’imperfetto. Vedi traccia 6.

9. L’infinito. Vedi traccia 4.

 

P.S. “per brevità chiamato artista” è l’usuale formula che si trova nei contratti discografi per non dover sempre ripetere il nome del malcapitato (ovvero l’artista…). Come ricordato dall’Autore, quando firmò il suo primo contratto pensò subito che un giorno avrebbe realizzato un disco così intitolato e il disco eccolo qua.

Ripeto, a scanso di equivoci: è un bel lavoro.

Si sappia che, se qualcuno va dicendo in giro che ho scritto che De Gregori fa schifo ed è un copione, lo considero un acefalo.

 

MARLENE KUNTZ, Uno (2007)

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Era un bel po’ di tempo che non ascoltavo la vecchia Marlene. Un piacere ritrovarla.

Qui tutto molto sontuoso (la parte musicale, i testi lo sono da sempre).

Partecipano Paolo Conte (al piano in Musa), Greg Cohen al contrabbasso e Ivana Gatti ai cori.

Produce Gianni Maroccolo e porta ogni tanto il suono, e anche il cantato di Godano, dalle parti dei CSI.

Pezzo preferito? Canzone ecologica, bellissimo il refrain.