ENRICO RUGGERI, Pezzi di vita (2015)

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Almeno una volta all’anno devo prendere un album pubblicato per una major di un artista noto, per vedere come si lavora in quell’ambito.

Questo è un disco doppio. Il cd 1 presenta dieci nuove canzoni, il cd 2  quattordici successi risuonati (forse, nelle intenzioni di “marketing”, dovrebbero fungere da volano per l’acquisto del disco: si sa che il pubblico, la stragrande maggioranza, non è particolarmente affamato di canzoni nuove…).

Ora Ruggeri è uno che scrive molto bene i testi – a tratti splendidamente – e che con le sette note ci sa fare. Perché allora presentare i suoi pezzi, nuovi o vecchi non importa, con arrangiamenti pop-rock, che poi alla fine non sono nè pop nè tantomeno rock, con synth, loop, contro loop e chitarre distorte (nelle intenzioni vorrebbero “fare tanto rock” e non lo fanno affatto) che alla fine le canzoni, più che esaltarle, le mortificano?

Un consiglio (non richiesto, ma ce l’ho qua): ascoltare qualche autore emergente nell’ambito della “canzone d’autore”. Oppure – perché no? – qualcosa che viene dal cosiddetto “indie”. Magari, chessò, mescolare i due mondi. Battere nuove strade, ché le solite possono andare bene solo per gli irriducibili fan di vecchia data.

 

LUCIO BATTISTI, E già (1982)

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Quando uscì, qualcuno scrisse che era vent’anni avanti rispetto al suo tempo. A riascoltarlo oggi, si potrebbe dire altrettanto riferito al nostro.

(però, che bello che è stato oggi, caro Lucio, risentire la tua voce; come ritrovare un amico)

 

P.S. Avevo scritto di questo album sulla mia pagina facebook anni fa, come appresso:

“Macchine… Macchine… Macchine…
Classico disco di passaggio. Ai testi la moglie di Battisti, con lo pseudonimo Velezia. Le liriche sono abbastanza fredde sul piano emotivo, e questo si adatta perfettamente alla freddezza della musica.
A parte “E già”, la canzone, che è molto interessante sul piano della ritmica, il resto è prescindibile.
Sorprendentemente, dopo questo mezzo passo falso arriverà un capolavoro. A ben vedere, un passo indietro per spiccare il salto.”

Revoco assolutamente il mio giudizio sulla prescindibilità degli altri brani e sul mezzo passo falso.

GIOVANNI LINDO FERRETTI, In concerto, A Cuor Contento (2012)

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Cd con registrazioni dal vivo venduto in allegato a XL.

Di tutti i brani, ampiamente riarrangiati per formazione a tre, preferisco in realtà le vesti originali di studio, però, nonostante la lunghezza del disco (oltre 50 minuti), l’ascolto è scivolato via senza un attimo di noia, e quanti cd mi capitano tra le mani che al terzo brano parte qualche sbadiglio…

Vuol dire che la sostanza c’è, anche se l’attualità in cui era immersa questa musica, che la stessa musica contribuiva a forgiare, mi pare ormai non attuale.

NICOLA SARTORI, Cantattore (Cabezon, 2014)

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Curiosamente la prima canzone del disco, che è anche il brano eponimo, esce dalla proposta che, con piacere, ascoltiamo fino alla fine del lavoro, in cui piano e tastiere ben assortite reggono il gioco.

Nei refrain dei brani, delicate aperture melodiche mai banali. Purtroppo oggigiorno ci è dato sentirle così di rado…

Brano preferito? “Incontro”.

Ottimo esordio.

 

THE DOORS, Waiting for the Sun (1968)

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In questo disco c’è talmente tanta creatività, sia sul piano compositivo che sul piano dell’arrangiamento dei brani, che ne sarebbe bastata la metà per fare comunque un grande album. Una felice sovrabbondanza, ai limiti dello spreco.

Loro vanno in territori dove altri non vanno. Un po’ quello che dovrebbe fare qualunque artista che si dica tale.

AFTERHOURS, Padania (2012)

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Ho capito “l’intenzione”. Però, se fai un disco, anche un minimo, anche entro certi parametri, lo devi rendere ascoltabile.

Detto della musica. E i testi? (raramente ne parlo nel blog, ma visto che ci troviamo…)

“Se non ti ammazza rinforza”. Sarà (ho sempre avuto i miei dubbi), ma l’ha già detto Federico Nietzsche.

“Diventa ciò che sei”. Sì, suggestivo. Ma cita il già sopra citato.

Colti altri slogan, qua e là, ma non li ricordo.

Ascoltato (ascolterò sempre gli After) > Messo ad acta. > Attendo nuovi, e più confortanti, sviluppi.

MARK KNOPFLER, Tracker (2015)

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Non dite che fa sempre lo stesso disco. In Broken Bones si concede pure di suonare alla chitarra una ritmica funkeggiante.

E se anche facesse sempre lo stesso disco, lo fa sempre bene e, qualche volta, meglio.

Lights of Taormina potrebbe essere uscita dalla penna di Dylan quando fa le sue cose tex-mex, e forse non è casuale che nel booklet il testo  della canzone sia impresso su una foto degli anni ’80 con i due cantautori a condividersi il microfono, persi entrambi nella musica.