PITURA FRESKA, ‘na bruta banda (1991)

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Poteva sembrare una furbata, ma non lo era. Il fatto è che, se hai sempre parlato una lingua, in questo caso il dialèto venexiàn, con quella poi canti.

Funzionò. Peraltro il disco è, anche musicalmente, di ottimo livello e godibile assai.

Passa alla storia Pin Floi, resoconto tra lo scanzonato e il caustico del noto concerto della band inglese in Laguna.

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THE CULT, Beyond Good and Evil (2001)

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Chi l’avrebbe detto? Mi è piaciuto moltissimo. E dopo il precedente – e deludente – lavoro (The Cult, 1994), non ci speravo proprio.

Sarà anche che qui alla consolle c’è di nuovo Bob Rock, e questo cd pare proprio la degna continuazione di Sonic Temple (1989) da lui prodotto.

Bella Nico.

Inutile ricordare che il titolo del disco è quello del noto libro di Federico Nietzsche.

DEEP PURPLE, Live in Copenhagen 1972 (2013)

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La sala della KB Hallen di Copenhagen non ha un’acustica delle migliori (c’è un discreto rimbombo), la ripresa è pure mono, però ascoltando questo doppio cd ci si rende ben conto di come, di lì a qualche mese, il gruppo arriverà ai vertici esecutivi immortalati in Made In Japan. Qui siamo già a livelli altissimi…

Tre bonus track, con registrazioni a New York del 1973.

PAOLO BENVEGNU’, Piccoli fragilissimi film (2004)

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Non è il mio genere, per cui scrivere di un disco come questo mi risulta difficile.

Belle le canzoni, avrei però fatto scelte diverse per quanto riguarda il suono della batteria.

Sound comunque molto “italiano”, con tutte quelle frequenze alte che emergono anche dall’ascolto nelle cuffie che utilizzo io, che sono leggermente “cariche” sulle basse.

Ho un problema con lo stile di canto, che mi ricorda esattamente quello di altri suoi colleghi “di area”. Da questo punto di vista, in quest’ambito, si somigliano tutti un po’.

Pezzo preferito? Cerchi nell’acqua.

FRANCO BATTIATO, Ferro Battuto (2001)

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L’uscita di questo lavoro all’epoca me l’ero proprio persa. Forse perché il 2001 è stato un anno un po’ movimentato per me (e non solo).

Bel disco, non lo avrei detto che mi avrebbe preso subito.

Qui Battiato fa Battiato meglio di chiunque altro. Ci sono tutti i suoi stilemi musicali. Perfino Sgalambro, nel vergare i testi, è battiatiano (l’aggettivazione non è delle più facili…) più che mai.

Se ci pensate, nessuno assomiglia al maestro catanese. Lui è un unicum al mondo. Lo penso sempre come un giardino ” a parte”.

 

DEEP PURPLE, Machine Head (1972)

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L’edizione che mi ritrovo fra le mani è quella del quarantennale. Il mastering è leggermente spinto sulle alte, lo avrei gradito meno “frizzante”…

Si sente una grandissima cura nella ripresa dei suoni, nonostante le condizioni della registrazione, narra la leggenda, non fossero delle più facili.

Comunque questa band in studio mi fa sempre l’effetto che suoni “col freno tirato”. Probabilmente è anche la conseguenza delle troppe tensioni all’interno del gruppo (troppi galli nel pollaio…), che probabilmente si acuivano in sala. Dal vivo i Deep Purple, Mk2, forse per il bisogno di sfogarsi, dal punto di vista esecutivo diventavano letteralmente un altro gruppo…

DEEP PURPLE, Fireball (1971)

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Creatività, non c’è bisogno di dirlo, da vendere però, rispetto a In Rock, manca qualche zampata.

In compenso, mentre l’illustre predecessore è registrato quasi tutto in picco, qui la ripresa è stata più corretta, e l’ascolto ne beneficia.

Ben strano però, questo gruppo. Dal vivo smuove l’universo, in studio la resa è sempre di molto inferiore (forse proprio perché dal vivo fanno sfracelli).

La copertina originale (a sinistra) lascia un po’ a desiderare, quella della riedizione del venticinquennale (a destra) è un tantino “aziendalistica”. Vabbè, accontentarsi.

Pezzo migliore? The Mule, giusto perché mi piace vincere facile.