DEEP PURPLE, In Rock (1970)

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Mi ritrovo in mano l’edizione rimasterizzata del venticinquennale, ovvero quella uscita nel 1995 (sul cd gli autografi dei cinque musicisti).

Probabilmente con l’intento di farlo suonare “forte”, “competitivo” rispetto alle uscite dell’epoca (anni ’90), il mastering è stato molto compresso, mentre lasciare un po’ di dinamica avrebbe reso più naturale l’ascolto.

Peraltro, come ricorda Glover, l’album venne registrato con i vu meeters quasi costantemente “a picco”, per cui portare il suono analogico in digitale non fa che deteriorare il sound. Quasi quasi mi vado a cercare l’LP…

A parte il dettaglio tecnico, com’è l’album? Beh, che volete che faccia, che mi metta a fare il commento della Bibbia? (segue smile).

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DEEP PURPLE / THE ROYAL PHILHARMONIC ORCHESTRA, Concerto for Group and Orchestra (1969)

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Altri tempi…

Si poteva anche osare l’inosabile: far suonare un concerto ad una rock band insieme ad un’orchestra sinfonica. Concerto scritto ad hoc, da Jon Lord. Che dire? Era un genio.

Da sentire il solo di Blackmore nel “primo movimento”. Non aveva quella fluidità d’esecuzione nei primi dischi dei Purple. L’uomo in nero sta crescendo…

Se per un disco si volesse usare l’aggettivo “avventuroso”, lo si dovrebbe usare per questo.

DEEP PURPLE, Deep Purple (1969)

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Terzo e ultimo LP per la Mk I.

C’è la cover di un brano di Donovan fra le cose più interessanti del disco, che comunque prende quota quando in successione arrivano The Painter (un rifacimento della loro Hey Bop A Re Bop), Why Didn’t Rosemary, Bird Has Flown e la conclusiva April, che si fregia di un lungo inserto d’archi, anticipazione della scorribanda orchestrale contenuta in quello che sarà il loro successivo lavoro.

Era comunque giunto il tempo di cambiare uomini (cantante e bassista) e intenti…

La copertina è un monocromo (dovuto ad un errore di stampa) di un noto quadro di Bosch.

DEEP PURPLE, The Book of Taliesyn (1968)

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Seconda prova per la Mk I, registrata a pochi mesi dalla prima. I nostri si sono spostati in un altro studio, e per fortuna delle nostre orecchie si sente tutto molto meglio rispetto al primo album, che rimane un disco “fatto al volo”.

Questa è una piccola perla psichedelica.

Da segnalare il rifacimento di We Can Work It Out (il primo disco presentava Help) della premiata ditta Lennon/McCartney e della spectoriana River Deep, Mounting High, portata al successo da Ike & Tina Turner.

Nella seconda traccia, Wring That Neck, sentiamo finalmente Blackmore salire in cattedra (nel primo disco il Nostro latitava un po’). Ancor più godibile, in termini di fluidità, è la versione registrata per la BBC che appare fra le bonus track di questa versione rimasterizzata.

DEEP PURPLE, Shades of Deep Purple (1968)

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Sarà anche “archeologia” ascoltare e – nel mio caso – studiare un disco come questo, ma le soddisfazioni sono tante.

Hush ancor oggi sarebbe una hit, e c’è una cover – meglio chiamarla reinterpretazione, valà – della beatlesiana Help che ha il suo perché.

A sinistra, la copertina inglese, a destra quella americana (il disco venne pubblicato prima in America). Se leggete le note all’edizione rimasterizzata, vedrete che il vecchio adagio “nemo profeta in patria” sorprendentemente conserva la sua validità “in secula seculorum”…

BOB DYLAN, Shadows in the Night (2015)

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Vi conviene lasciar perdere il cd e comprare la versione limited con LP più cd. Potrete così assaporare, nell’LP, il timbro VERO della voce del Nostro, per poi confrontarlo con quello massacrato nel mastering  (a cosa servono tutte quelle frequenze alte sulla voce?!) che si sente nel cd, che poi è il timbro che purtroppo ci tocca sorbire da molto tempo a questa parte.

Anni che non cantava così bene. Una delizia per le orecchie.

Una curiosità: per la prima volta non ha suonato la chitarra in un suo disco. Cantare questi pezzi, è roba già d’un certo impegno…

All’epoca ho pensato che Tempest sarebbe stato un ottimo finale di carriera. Considerato che il suo primo long playing è un album di cover (con la vistosa eccezione di due brani suoi, di un certo rilievo…), questo, che sempre un disco di cover è, chiuderebbe bene il cerchio. Voci di corridoio comunque dicono che ha già pronto un album di pezzi suoi…

Quest’uomo, artisticamente parlando, è ancora giovane (non è lui che ha scritto Forever Young?). Aspetteremo sempre con trepidazione i suoi nuovi lavori, con la consapevolezza che, quando ci lascerà, saremo definitivamente soli. Il dio della musica ce lo preservi ancora per molto.

DEEP PURPLE, Deep Purple in Concert (1980)

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Il primo cd copre il concerto per la BBC del 1970. Peccato che il basso sia in distorsione ed impalli il canale destro dove è piazzato nel mix, rendendo un po’ ostico l’ascolto, perché le esecuzioni sono davvero interessanti.

Il secondo cd è la registrazione del concerto, sempre per la BBC, del 1972. Registrato meglio, con il panorama stereofonico usuale, è una vera goduria.

La versione in cd è più succosa di quella in LP. Grazie alla maggior durata del dischetto, sono entrate nella lista cose davvero interessanti, come Smoke On The Water, che qui sentiamo nella sua prima esecuzione davanti ad un pubblico. Il particolare vale l’acquisto del doppio compact in parola.

Certo, solo cinque mesi dopo la band verrà registrata sul palco in Giappone e la storia è nota…

RAINBOW, Down To Earth (1979)

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Graham Bonnet è un buon cantante, ma non è Ronnie James Dio.

Roger Glover – produce lui – non è Martin Birch. Roger è un grande bassista, ma produrre è un altro mestiere.

A parte questo, ed è il difetto maggiore, mancano le canzoni.

Con questi presupposti, non poteva venire fuori un gran disco.

Poi, se ascoltate solo hard rock, e se magari siete fan sfegatati dei Rainbow, chiaro che la potete pensare diversamente.

PETER FRAMPTON, Frampton Comes Alive! (1976)

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A parte l’assolo col talk-box su Do You Feel Like We Do, che è un bel momento, il resto di questo disco, compresi gli inediti della versione deluxe del cd, scivola via senza lasciare troppa traccia.

Frampton ha dato il suo nome ad un particolare modello di Les Paul Custom, una delle prime Gibson con le “camere tonali”.

Ricordo poi, di lui, la buona I Can’t Stand It No More… e più nulla…