AFTERHOURS, I milanesi ammazzano il sabato (2008)

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I primi cinque brani sono inascoltabili (e chi scrive non può essere accusato di aver le orecchie delicate, visto che si pappa anche cose come Metal Machine Music). “Facciamo le cose storte, così sono artistiche”: il peggior criterio di far arte a questo mondo.

Arriva il brano eponimo e si comincia a ragionare, ma lì il fascino è nella chitarra acustica di Greg Dulli.

Il resto scorre senza infamia, ma purtroppo senza lode. Tra l’altro il sound del disco è freddissimo, non invoglia proprio all’ascolto.

Tirando le somme: un disco sbagliato.

P.S. Bellissima la grafica.

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