AFTERHOURS, I milanesi ammazzano il sabato (2008)

sentireascoltare_afterhours_i-milanesi2

I primi cinque brani sono inascoltabili (e chi scrive non può essere accusato di aver le orecchie delicate, visto che si pappa anche cose come Metal Machine Music). “Facciamo le cose storte, così sono artistiche”: il peggior criterio di far arte a questo mondo.

Arriva il brano eponimo e si comincia a ragionare, ma lì il fascino è nella chitarra acustica di Greg Dulli.

Il resto scorre senza infamia, ma purtroppo senza lode. Tra l’altro il sound del disco è freddissimo, non invoglia proprio all’ascolto.

Tirando le somme: un disco sbagliato.

P.S. Bellissima la grafica.

CAT POWER, Sun (2012)

220px-Catpowersun

Qui si flirta con l’elettronica: drum machines, loop, campionamenti a tutto spiano… Il risultato? Mah, i suoni innaturali sono un terreno sempre scivoloso, difficile maneggiarli con creatività e gusto… E aggiungiamoci che il cantato stile gatta morta della Nostra non è forse il più adatto a questo contesto sonoro.

Comunque il disco lo si ascolta pure, c’è anche un divertente cameo di Iggy Pop nella penultima traccia, e l’Iguana con due note che canta fa già spettacolo.

La sensazione ultima è però che Chan Marshall debba ancora trovare una sua identità musicale. Glielo auguriamo.

THE BLACK KEYS, Turn Blue (2014)

Black_Keys_Turn_Blue_album_cover

Suona bene, e ci mancherebbe. Oltre oceano fanno sempre cose di alto livello.

Il problema è che questi “fritti misti”, in cui stilisticamente c’è di tutto e di più, mi risultano freddi e un po’ indigesti. Cerco un briciolo d’anima e non la trovo.

Preso per dovere di aggiornamento. Ma mi sa che presto lascio da parte il dovere, e vado solo e sempre a colpo sicuro con i classici. La musica mi deve emozionare.

Sono vecchio? Certo che sì!

FRANCESCO DE GREGORI, Fuoco amico (2002)

30668

Il Principe vuole rokkare, per cui imbraccia una Telecaster al posto dell’usuale chitarra acustica e ci dà dentro – con la band – più che può.

Disco dal vivo in cui i brani originali nelle versioni in studio sono parecchio stravolti in chiave elettro-muscolare.

Sembra che De Gregori voglia a tutti i costi mettersi sulla scia di Dylan, uno che ogni volta che suona un pezzo, dal vivo e in studio, lo fa in modo diverso. Solo che, sarà la mia impressione, se lo fa Dylan suona del tutto naturale, mentre se lo fa De Gregori mi appare sempre un’operazione costruita a tavolino. Mah…

E’ per questo che, nonostante io sia un rokkettaro, alla fine preferisco altri suoi dischi dal vivo meno rock come Il bandito e il campione e Bootleg.

LENNY KRAVITZ, Circus (1995)

220px-Lenny_Kravitz_Circus_album_cover

Rock And Roll Is Dead recita il titolo del brano d’apertura, e chissà se Lenny ci crede. Mah, lo danno sempre per morto (l’ultimo, in tempi recentissimi, è stato Gene Simmons dei Kiss), però poi… risorge. Comunque sia, il pezzo ricalca perfettamente il sound dei Led Zeppelin. Magie della sala d’incisione, che il Nostro conosce bene…

Funziona bene la super ballad Can’t Get You Off My Mind.

Il resto? Non pervenuto.

U2, No Line On The Horizon (2009)

NoLineU2Promo

Fino a qualche giorno fa, questo era l’ultimo capitolo della saga.

Da ascoltare, al solito, senza guardare più di tanto al passato. Cresce nel tempo. Stand Up Comedy ha un riff che non sarebbe dispiaciuto a Jimmy Page. Per il resto, The Edge fa il suo lavoro, ormai codificato ed accademizzato.

Moment Of Surrender, White As Snow e la conclusiva Cedars of Lebanon le ascolto sempre volentieri.

P. S. Non ho sentito ancora nulla del nuovo cd, ma qui non mancherò di parlarne.