U2, All That You Can’t Leave Behind (2000)

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i ragazzi sono ormai diventati uomini di mezza età, uomini più che appagati

ed ecco che la passione, al di là delle dichiarazioni di rito, inizia a scemare

d’altronde hanno portato i loro suoni fino alla massima estensione, non gli resta che fare musica come in questo momento gli riesce

per la verità – ma questo è solo un dato tecnico – la scelta di registrare in digitale non li aiuta molto: il digitale ripulisce il suono ma toglie profondità, proprio a loro che hanno saputo costruire come pochi su certe atmosfere…

però walk on ha una gran bella melodia, ed è difficile trattenersi dal cantarla e sorreggere l’ugola del cantante, che è ormai vistosamente usurata…

kite si ascolta volentieri, wild honey non è nulla di che rispetto al loro standard, ma l’avrebbe cantata bene john lennon

deve arrivare new york perché li si riconosca per quello che sono (questa l’avrebbe cantata bene lou reed, “santo patrono” della città in questione…), ma il disco è già alla fine

chiude grace

” e quando lei cammina per la strada

puoi sentire suonare i violini

grace trova il buono in ogni cosa

grace tira fuori la bellezza

dalle cose brutte”

un tocco di poesia, trattenuta

ritorno a sentire il primo pezzo, da manuale comunque

bella giornata, lo è stata anche per me, mi capita di rado

yes, it was a beautiful day…

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