AA.VV., Musicalive#uno (2003)

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Poiché sono un immigrato, posso dirlo con tutta tranquillità, ignorando le eventuali accuse di campanilismo: la scena musicale veronese è la meno nota e la più bella dello Stivale.

In questa raccolta 18 artisti, e c’è da sorprendersi per l’assoluta varietà dei singoli percorsi.

C’è tutto, dal rock dei Maryposh al cantautorato obliquo di Farabrutto e Veronica Marchi.

Il progetto Kate non era poi niente male (purtroppo buona parte degli artisti qui raccolti non sono più in attività).

Insomma, a Verona non si fa solo la lirica all’Arena.

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RATS, Indiani Padani (1992)

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Tamarri forti questi qui, ma il singolo, “Chiara”, un rokkone, lo passavano in radio!

Il pezzo d’apertura, “Fuoritempo”, ha il testo firmato Ligabue,  e Luciano da Cerreggio ci canta pure.

Non male la ballad acustica “Diciamocelo davvero”.

Comunque pimpanti; comunque, a proposito di tempo, erano decisamente altri tempi.

SANTANA, Guitar Heaven: The Greatest Guitar Classics Of All Time (2010)

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Quarto disco della gestione Davis che, per l’occasione, si fa venire un’ideuzza: perché non coverizzare le più famose canzoni del Rock ad alto contenuto chitarristico? Carlos non si fa pregare – in fondo era una sfida – e mette mano a 12 classici.

Temevo molto per Photograph, visto che amo parecchio il brano, ma è andata anche bene. Certo che se siete legati alle versioni originali delle canzoni in modo intransigente è meglio che saltiate a piè pari l’album. Per i più curiosi, invece, c’è da divertirsi. La musica è ANCHE divertimento, giusto? Senz’altro Carlos si è divertito molto.

Nota tecnica: Little Wing non poteva suonarla che con una Strato…

Copertina ultra-cafonal e ce ne dispiace (alla grafica lui ha sempre prestato grande attenzione, molti suoi album sono splendidi solo per le copertine). Torna però, dopo un bel po’ d’anni, il glorioso logo (l’ultima volta era apparso su Spirits Dancing In The Flesh, del 1990).

SANTANA, All That I Am (2005)

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Terzo episodio della gestione Davis.

Se la Branch ha funzionato in quello precedente, perché non rimettercela? La “mens discografica” si muove su logiche alquanto semplici…

Piace sentire la voce di Steven Tyler in Just Feel Better, per il resto niente di memorabile da segnalare.

Il disco s’intitola “All That I Am”, “tutto quello che sono” ma, per fortuna, il baffuto chitarrista è molto di più. Qui, semplicemente e con tutta evidenza, occorreva far cassa a colpo sicuro.

SANTANA, Shaman (2002)

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Secondo disco della gestione Clive Davis. Come il precedente, super pop, ma qui si esagera proprio…

Santana suona senza passione e l’album, per giunta, è troppo lungo.

Paradossalmente, l’episodio più easy listening (come si diceva secoli orsono…), quello con Michelle Branch, a modo suo regge.

Uno dei pochi cd che posseggo di cui potrei fare a meno.

Consiglio: astenetevi.

SONIC YOUTH, Confusion Is Sex (1983)

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La mia Gioventù Sonica! Anni che non ascoltavo queste cosette, che bello ritrovarle!

L’arrivo del tutto inaspettato di I Wanna Be Your Dog, cover dal vivo del classico degli Stooges, fa sempre l’effetto di una deflagrazione. Violentissimo.

“La confusione è sesso” recita il titolo. E questo caos sonoro – organizzato – ha una sua sensualità.

NEIL YOUNG, Arc (1991)

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Album costituito da incipit e finali di canzoni tratte dal tour di Ragged Glory, mescolati fra loro. Regna la distorsione, il feedback e, in generale, il caos. Esperimento affascinante, ma solo per chi ama l’elettricità sopra ogni cosa.

Per certi versi il lavoro è in qualche modo imparentato con Metal Machine Music di Lou Reed, ma questo è più ascoltabile.

Neil fa sempre quello che vuole. Un genio, uno degli ultimi del rock e della musica tout court.

TALK TALK, It’s My Life (1984)

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E’ inutile che facciate quella faccia! Se avete circa l’età del sottoscritto, canzoni come la title track o l’hit single Such A Shame le avete sentite senz’altro, e magari vi piacciono pure. Perché, all’epoca, il pop lo sapevano fare!

Ah, Such A Shame ha un’intro da favola.

Con Renée, poi, alle festine dell liceo, mi son fatto di quei lenti… (beata – inconsapevole – gioventù, che va e non torna più…).

 

 

 

BOB DYLAN, Self Portrait (1970) / Another Self Portrait – The Bootleg Series Vol. 10 (2013)

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Self Portrait rimane un enigma. Un guazzabuglio, prima che musicale in senso stretto, artistico e umano.

Perfino le dichiarazioni rese a riguardo dall’Autore nel corso degli anni sembrano aggiungere più ombre che luci. Rimane il disco più controverso registrato dal Nostro.

Paradossalmente, qualche elemento chiarificatore lo si rintraccia in Another Self Portrait, il volume delle Bootleg Series dedicato a questo LP, ma anche al precedente Nashville Skyline e al successivo New Morning. Chiaro, una raccolta per dylaniani, dylanisti, dylaniati & Associati, ma varrebbe il prezzo dell’acquisto solo la splendida alternative take per voce, piano e violino di If Not For You.

Guardando poi le foto che impreziosiscono la versione deluxe della raccolta, viene da chiedersi come sia possibile che quest’uomo abbia vissuto così TANTO (e all’epoca – 1970 – il suo cammino umano e artistico, già ricchissimo, era iniziato relativamente da poco). E lui, a più di quattro decadi di distanza da questo lavoro, è – anche artisticamente – ancora qui fra noi…