NEIL YOUNG, Unplugged (1993)

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Era l’epoca degli unplugged su MTV, gioco forza tutti dovevano registrare il proprio.

Non è il miglior live di Neil, però come ripassino non è male. Da segnalare una bella versione di Pocahontas, una della sue composizioni più luminose.

Sebbene io sia un younghiano di ferro, devo  confessare che il mio Unplugged preferito è quello degli Alice In Chains.

U2, Pop (1997)

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un assalto sonico senza precedenti

di pop questo disco ha solo il nome

do you feel loved… bella domanda…

è l’ultimo lavoro dove hanno voluto sperimentare, non come in zooropa, ma c’e un bel po’ di roba da masticare, drum and bass, howie b…

miami, fra le loro cose più dure

la vena erotica di if you wear that velvet dress

please, le migliori le ascoltiamo proprio alla fine

wake up dead man, morricone, le voci bulgare campionate

meno emozione rispetto ai precedenti lavori, ma questo disco è talmente “avanti” che quello che ascoltiamo oggi sembra “indietro”

“listen over the rhythm that’s confusing you”

PHIL OCHS, All The News That’s Fit To Sing (1964)

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Ti può capitare di essere giovane, di avere una voce dal timbro magari non trascendentale ma gradevole, di saper cantare in modo melodioso e di scrivere canzoni che parlano, magari senza troppa fantasia ma in modo sincero, del tempo in cui vivi. E ti può capitare che, negli stessi paraggi in cui giri tu, ci giri anche Bob Dylan.

Si sa come è andata ad entrambi.

La vita non è stata troppo generosa con Phil, ed è finita come è finita. Ma la vita non è mai tenera con nessuno. E noi, che amiamo i grandi, non per questo ci dimentichiamo di tutti gli altri.

Il brano che ricordo meglio è Bound For Glory. dedicata, naturalmente, al Grande Padre della Folk Nation, Woody Guthrie.

MASSIMO BUBOLA, Il testamento del capitano (2014)

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Secondo volume dedicato dal singer & songwriter veronese alla Prima Guerra Mondiale, di cui quest’anno ricorre il centenario.

Uomo di vasta cultura, per Bubola è del tutto naturale rivisitare nel suo classico stile folk-rock alcuni canti tradizionali di quell’immane conflitto aggiungendovi  canzoni da lui scritte, in modo che il tutto suoni privo di artificiosità. I brani tradizionali, infatti, si legano perfettamente a quelli nuovi, grazie a testi fortemente evocativi (si veda, ad esempio, “Da Caporetto al Piave”) e all’unitarietà della proposta musicale.

Disco di grande spessore (bellissima anche la grafica) che si prefigge l’arduo compito di fare cultura in un Paese in cui – spiace dirlo – fare cultura è come cercare di cavar sangue dai sassi.

Pezzo preferito? “Vita di trincea”, brano originale potente come pochi: una vera hit!

P.S. Abbiamo parlato in questo blog anche del primo volume dedicato da Massimo alla Grande Guerra. Lo trovate qui: https://ilblogascolto.wordpress.com/2012/12/23/massimo-bubola-quel-lungo-treno-2005/

GENESIS, Live / The Way We Walk – Volume Two: The Longs (1993)

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No! Ma come si fa! La prima traccia è un medley. Ma non si può certo fare un medley di QUEI brani! Scherziamo?!

Si salvano Fading Lights e Home By The Sea/Second Home By The Sea.

Avessero condensato le registrazioni tratte dal tour di I Can’t Dance – questo disco e il precedente (The Shorts) – in un unico cd facendo a meno dei riempitivi, sarebbe stato anche un album potabile ma, sulla lunga distanza di due compact, anche il fan più accanito, come me, impreca…

Astenersi dall’acquisto, a meno che non siate forsennati completisti. Dei Genesis dal vivo, si trova di gran lunga di meglio.

 

BOB DYLAN, Nashville Skyline (1969)

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Quando uscì, in molti storsero la bocca a sentire queste morbide canzoni country.

Riascoltato oggi, anno di (dis)grazia 2014, per questo disco si dovrebbe gridare al (mezzo) capolavoro.

Scorre come un limpido fiume di campagna.

L’ho anche in SACD, ma per l’occasione ho tirato fuori il vinile, vuoi mettere?

Ho riscoperto One More Night, che sinuosa melodia…

U2, Zooropa (1993)

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inatteso

registrato nel mezzo di un tour mastodontico e memorabile, spiazza ancora una volta tutti

del gruppo che avevamo conosciuto non è rimasto niente, questi sono un’altra realtà – altra rispetto a tutto il resto – stanno sondando tutte le possibilità della tecnologia e oltre

la grazia di babyface, l’ironia di numb, lemon (e se non vi innamorate di quel piano, vuol dire che avete le orecchie chiuse)

midnight is where the day begins… anche per me il giorno comincia a mezzanotte

ma il cuore c’è ancora, è solo più raffinato, batte in stay “miami, new orleans, london, belfast and berlin…”

il cinema di wenders

ora loro sono su un altro pianeta

papà pagherà per la tua macchina incidentata, SHA-LA

“my father was a rich man… and i threw away the key”, quanto è diventato bravo questo a scrivere i testi…

dirty day & bukowsky, the wanderer & cash

abbiamo pensato allora che fosse il loro lavoro più sperimentale, anche un po’ perplessi

e non sapevamo cosa il futuro ci riservava

GENESIS, We Can’t Dance (1991)

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L’ultimo disco in studio del classico trio (Banks, Collins, Rutherford).

Avessero tolto dalla tracklist le non trascendentali Tell Me Why e Living Forever, l’album avrebbe guadagnato in fruibilità. Oltre 70 minuti di musica infatti e, tranne l’opening track No Son Of Mine e la conclusiva Fading Lights, nulla di memorabile da segnalare.

Fading Lights ha una parte strumentale che chiama decisamente altri tempi e dimostra che, se volessero, certe antiche sonorità per la gioia di tanti le tirerebbero fuori dal cappello come niente. Il fatto è che un po’ in tutto il cd manca l’anima, e senza l’anima la musica si riduce a puro dato matematico.