NEIL YOUNG, Eldorado (1989)

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Questo Ep, uscito nella primavera del 1989 solo per il mercato giapponese ed australiano, segna il ritorno in gran spolvero del canadese dopo il periodo Geffen, un epoca discograficamente un po’ caotica (ma già con il precedente This Note’s For You del 1988, che segnava il ritorno in casa Reprise, si erano avvertiti buoni segnali di ripresa).

Qui Young, accompagnato da Chad Cromwell alla batteria e da Rick Rosas al basso, dà sfogo a tutta la sua energia, proponendo un rock duro come l’acciaio,

Da avere, altrimenti vi mancano Cocaine Eyes e Heavy Love (per recuperare il disco sono andato su Ebay, credo se ne trovi ancora qualche copia).

Da qui in poi il vecchio loner non sbaglierà più un disco.

ILENIA VOLPE, Radical chic un cazzo (2012)

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Come tutti sanno, il rock and roll è una fede. E ogni fede che si rispetti ha i suoi martiri. I martiri del rock and roll sono quelli che vogliono fare rock and roll in Italia. Locali che non hanno palchi, non hanno impianto-voce, non ne parliamo neppure delle luci… Poi, in Italia, non si sa cosa sia il genus “musica”, figuriamoci la species “rock and roll”. Ma Ilenia, considerato quello che ha tatuato sulle braccia, ha l’occhio del visionario e la forza della tigre.

Brano da incorniciare, la conclusiva “Preghiera”. Piacerebbe senz’altro a Franco Battiato, non so perché ma ci sento echi del maestro catanese.

Voci di corridoio (ovvero facebook) dicono che la Nostra è al lavoro sulla sua seconda opera. Non vediamo l’ora.

P.S. Scusa Ilenia se ci ho messo più di un anno per parlare del tuo disco, ma le cose importanti vanno meditate con calma (calma un cazzo!)

AMY WINEHOUSE, Frank (2003)

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Da alcuni anni nella mia fantasia di produttore mi balocco  con un certo progetto e dovevo giusto sentire questo disco, tanto per avere un riferimento. Credo che il progetto avrà come nome di lavoro “L’operazione”. Fino a marzo sono impegnato con altro, poi ci metto mano.

A proposito di questo disco, temevo una ciofeca, lo sto ascoltando in macchina e non mi pare neppure male…

LEONARD COHEN, Live In London (2009)

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Doppio cd dal vivo. I classici ci sono, le esecuzioni brillano, lui poi ha un umorismo fantastico, valga per tutti lo sketch con le coriste in coda a Tower Of Song.

Che volete di più?

P.S. Tempo fa ho scritto alcune righe anche sul successivo disco dal vivo, Songs From The Road (2010), le trovate nel sito DISTORSIONI.

VIOLA, Sheepwolf (2013)

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Il nome Viola probabilmente vi dirà poco, e anche il viso ritratto in copertina che rende poco identificabile il personaggio, comunque trattasi del secondo disco di Violante Placido, attrice, ma anche cantautrice.

Forse per semplice associazione d’idee, il timbro della voce di Viola mi rammenta quello della collega Gerini, che credo molti ricorderanno nella parte di Iris Blond nel noto film di Verdone.

Anche se la maggior parte dell’album, di stampo pop-rock, è cantata in inglese, preferisco Viola nelle due tracce in cui si affida all’italico idioma: “Precipitazioni” e “Qualcosa deve essere successo”. Al mio orecchio lei, in italiano, risulta molto più convincente.

Pezzo preferito? Hey Sister, in odore di Cranberries.

Adesso la tentazione, forte, sarebbe di prendere il cd di Asia Argento

VERDENA, Solo un grande sasso (2001)

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Lo ascolti e ti toglie di dosso cinque anni. Mica male, no?

La traccia che mi piace di più è la 3, come si dice adesso (è il primo dell’anno e sono affetto da una ventata di insano giovanilismo…).

Non chiedetemi di parlare dei testi: non li ho ascoltati per niente, anche perché – come è noto – nella proposta dei Verdena sono decisamente secondari.

Però, come faceva quella lì? “Mi affoghereeeiiiiii…”. Beh, oggi ho un po’ di sonno, semmai domani…