LOU REED, Sally Can’t Dance (1974)

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Al suo autore il disco non piacque per niente, anzi si meravigliò del successo che ebbe (“It seems like the less I’m involved with a record, the bigger a hit it becomes. If I weren’t on the record at all next time around, it might go to Number One.”), ma l’album non è affatto male. Bastano Ride Sally Ride, Sally Can’t Dance, Kill Your Sons (Lou versus la psichiatria) e Billy.

I dischi brutti sono altra cosa, non certo questo…

LEONARD COHEN, The Future (1992)

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Rispetto a I’m Your Man la voce è diventata ancora più profonda, anche se non è così cavernosa come quella a cui Cohen ci ha abituati negli ultimi anni.

Non siamo ai livelli del disco precedente, però qui ci sono alcune belle canzoni.

Pollice verso invece per quanto riguarda gli arrangiamenti, vitali quanto può esserlo un elettroencefalogramma piatto. Purtroppo questa pecca si riscontra in una buona metà della produzione discografica del canadese e mortifica canzoni che, in altre vesti, potrebbero risplendere maggiormente.

LEONARD COHEN, I’m Your Man (1988)

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Il disco che rilancia Cohen nel mondo della discografia (il precedente lavoro, Various Positions, era stato snobbato dalla sua stessa etichetta).

La bellezza dei brani riesce a far dimenticare gli arrangiamenti sinth-pop. D’altra parte, all’epoca, quelli erano i suoni che andavano di moda.

E’ curioso che negli ultimi anni ‘80 siano usciti dischi come Oh Mercy di Dylan, New York di Lou Reed e questo.  I “grandi vecchi”, dopo alcune prove opache, si erano finalmente “risvegliati” (il mondo musicale in generale, da parte sua, si ridesterà nei primi anni del decennio successivo).

Tower Of Song qualche volta chiude i miei concerti. Lo amo troppo.

GORAN KUZMINAC, Ehi ci stai (1980)

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Mi sono accorto, riascoltando il brano che dà il titolo al disco dopo chissà quanti anni che non lo sentivo, che ne ricordavo buona parte del testo, piacione come pochi…

Opera prima del cantautore che ha contribuito in modo determinante a rendere popolare il fingerpincking nel Bel Paese.

Il disco risente molto del gusto dell’epoca, ma riascoltare “Stasera l’aria è fresca” è sempre un piacere. Nel cd in mio possesso, oltre alle versione n. 2, presente nel disco, c’è fra le bonus track la versione originale del ’78.

Produce Shel Shapiro.

LEONARD COHEN, Various Positions (1984)

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Capita che vengano scritte canzoni meravigliose, destinate ad entrare negli anni nel patrimonio culturale collettivo, e che queste vengano arrangiate discretamente male. E’ questo il caso.

Da avere se volete sentire le versioni originali di Dance Me To The End Of Love, Hallelujah e If It Be Your Will, tutte strategicamente posizionate in scaletta: rispettivamente primo, quinto ed ultimo brano del disco.

La scaletta, perlomeno, è stata fatta bene.