VAN MORRISON, Born To Sing: No Plan B (2012)

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Ok, Van è fantastico e tutto quanto, ma quando hai a disposizione musicisti così e proprio difficile che ti esca un disco dozzinale…

Solita classe e solita resa sonora ineccepibile. Naturalmente i fan di Morrison lo avranno tutti, i non-fan prescinderanno.

Significativo comunque il titolo, “Nato per cantare: niente piano B”, che se sei un musicista italiano il piano B ti conviene averlo, e pure quello C, sientammé…

NICOLA BATTISTI, Nicola Battisti (Cabezon, 2013)

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Vorrei essere sintentico. Ci proverò:

1. Il pop è meraviglioso, quando è fatto bene. In Italia, di solito, lo si fa male. Questo è un disco pop, ed è fatto bene.

2. Nicola Battisti è un cantante pop fantastico. Spacca le note.

3. Nicola è un autore pop dalla vena fresca come una rosa. Ascoltate “Semplicemente”. Se le radio – quelle grosse – lo scoprissero…

4. Nicola Battisti non è parente di Lucio Battisti. Ma, chissà, potrebbe esserne l’erede… Quando uscì il primo 45 giri del più noto Lucio (“Per una lira / Dolce di giorno”, luglio 1966) forse in pochi capirono che quel Lucio sarebbe poi divenuto Lucio Battisti. Nicola è al suo primo disco e non può che migliorare…

5. L’album ha già avuto lusinghieri riscontri, ma io, fossi stato un giornalista musicale, su ‘sta storia del cognome mi ci sarei buttato spudoratamente a capofitto…

6. Produce – doveroso ricordarlo – quel gran genio di Carlo Poddighe (ops, mi scappò la citazione…).

7. Il disco è uscito per la Cabezon Records. Li conosco: hanno il coraggio dei visionari.

MARK KNOPFLER, Get Lucky (2009)

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Mark Knopfler canta meglio oggi, e con una voce più gradevole, di quando scorribandava per tutto il globo terraqueo con i suoi Dire Straits.
Un po’ più pimpante del lavoro precedente (Kill To Get Crimson). Si apprezza anche la qualità della registrazione, ai massimi livelli.

Grafica assolutamente in tema.

COLDPLAY, Parachutes (2000)

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In una decade, gli Anni Zero, decisamente avara di “nomi nuovi” di rilievo, un autentico gioiello.  Inizio, svolgimento e fine: tutto magnifico. E’ un classico, degno di stare accanto ai classici delle sette note.

Nota tecnica: la registrazione è favolosa.

(fine delle lodi: dopo un po’ vengono a noia)

FRANCESCO DE GREGORI, Amore nel pomeriggio (2001)

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E’ un gran bel disco, così lo abbiamo detto subito. Belle le canzoni e ottima la realizzazione. Potrebbe interessare anche a chi De Gregori  non è mai particolarmente piaciuto.

Qui è ripresa “Canzone per l’estate”, brano da brividi se per caso siete nella mezza età della vostra vita, scritta a quattro mani con Fabrizio De André per il suo Volume 8, e qui resa in chiave simil ballata dylaniana.

A proposito di Dylan, “L’aggettivo “mitico”” ha un testo che sembra a tratti la traduzione di un pezzo del cantautore americano periodo ’65-’66. Senza contare che la struttura armonica del brano è quella di It’s All Right Ma (I’m Only Bleeding) (poco male, non è l’armonia di una canzone ad identificarla, ma la melodia).

Due arrangiamenti da ricordare: quello per “Natale di seconda mano”, a firma Nicola Piovani, e “Il cuoco di Salò” a firma Franco Battiato. Preferisco il secondo (Piovani, a parte quello che ha fatto per Storia di un impiegato – sempre De André -, non è nelle mie corde, ma è il mio gusto).

LEONARD COHEN, Songs From A Room (1969)

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Kris Kristofferson ha dichiarato che vuole Bird On The Wire come suo epitaffio sulla sua lapide. Ci sto facendo un pensiero anch’io.

Se qualcuno vi dice che Cohen è triste, se non deprimente, fategli ascoltare Tonight Will Be Fine, quando il Nostro canta: “Oh, sometimes I see her undressing for me / she’s the soft naked lady love meant her to be / and she’s moving her body so brave and so free / If I’ve got to remember that’s a fine memory” (“Oh, qualche volta la vedo svestita per me / Lei è la morbida signora nuda come Amore vuole sia / e muove il suo corpo così coraggiosa e libera / Se devo ricordare qualcosa, questo è un bel ricordo”).

Ma – da Eros tornando a Thanatos – come era l’epitaffio? “I’ve tried in my way to be free”. “Ho cercato, a modo mio, di essere libero”.

Ci provo anch’io.

LEONARD COHEN, Songs Of Leonard Cohen (1968)

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C’è gente baciata da un talento straordinario. Ma non basta. Bisogna anche arrivare al momento giusto, per sè e per gli altri.
Quando Cohen licenziò il suo primo disco era già un uomo e un autore maturo. E il pubblico – va sottolineato – era maturo per ricevere le sue canzoni.
Disco perfetto per la stagione autunno/inverno.
Uno dei migliori esordi di tutti i tempi, se non il migliore.

MARCO NOTARI, Oltre lo specchio (2006)

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Opera prima per Marco Notari. E’ un rock-pop di buona fattura, con il Nostro particolarmente a suo agio nelle ballad, che gli riescono davvero bene (vedi “Vertigini”).

Non so se qualcuno si ricordi di questo album. Nel mare magnum delle uscite discografiche opere come questa arrivano alle orecchie degli addetti ai lavori e poco più.

Produce, con intelligenza, Giulio Casale.

THE CLASH, Give ‘Em Enough Rope (1978)

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Sbagliata la produzione. Se il lavoro d’esordio era fin troppo “grezzo” nella resa sonora – ma la rozzezza ben ci stava – qui il sound è inutilmente pompato (o almeno così suona il cd che posseggo).

Però, a dirla tutta, anche la parte musicale dei pezzi (i testi sono un discorso a parte) lascia un po’ a desiderare.

Le cose, per loro e per noi ascoltatori, andranno MOLTO meglio nel lavoro successivo…

BOB DYLAN, Ramblin’ Round Minneapolis “The Minnesota Hotel Tapes” Bonnie Beecher’s Apartment, December 22,1961

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Non amo particolarmente i bootleg, per molte ragioni che non starò qui ad elencare, ma questo è un caso particolare.

Un po’ di storia…

Un mese dopo la session di registrazione che diede vita al suo primo disco (Bob Dylan, pubblicato poi nel marzo 1962), il ventenne Dylan, all’epoca non ancora baciato dalla notorietà, tornò momentaneamente nel Minnesota, sua terra d’origine.

Qui, il 22 dicembre del 1961, nell’appartamento della sua ex girlfriend Bonnie Beecher, Dylan, seduto sul letto, suonò una serie di canzoni. Erano perlopiù traditional e pezzi di altri autori – quattro erano stati registrati per il suo lavoro d’esordio (Man Of Constant Sorrow, Gospel Plow, Baby Let Me Follow You Down e See That My Grave Is Kept Clean). In totale 25 brani, di cui molti di Woody Guthrie (I Ain’t Got No Home, VD Blues, VD Waltz, VD City, VD Gunner’s Blues,  Ramblin’ Round). Il tutto fu messo su nastro da Tony Glover, suo compagno di gioventù.

Solo alcune di queste esecuzioni sono state in seguito pubblicate ufficialmente. In questo bootleg trovate l’intera session.

E’ un vero piacere sentire il Nostro battere il tempo come un forsennato col piede sui pezzi blues. L’atmosfera è oltremodo rilassata, non c’è traccia della tensione che si avverte nel cantato nel primo disco.

Due chicche: Long John, per sola voce e armonica, e il talking blues conclusivo, Black Cross, lento e di enorme fascino, dovuto alla penna di Lord Buckley, al cui stile ironico il giovane Bob aveva attinto parecchio.

La qualità della registrazione è ottima e il dischetto è reperibile abbastanza facilmente. Poi, chissà… magari un giorno l’intera session finirà nelle Bootleg Series

P.S. Quanto mi sarebbe piaciuto essere in quell’appartamento, quel giorno…