SANTANA, Caravanserai (1972)

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Potrebbe stare in questo blog solo per la copertina. Meravigliosa.

E la musica? Avete presente tutti le perle straordinarie che si celano nei solchi di questo lavoro?

Non ho altro da aggiungere, se non che in Song of the Wind Carlos tira fuori dalla sua chitarra probabilmente il meglio che sa fare. Un solismo ispiratissimo.

In ogni discoteca che si rispetti.

MARK KNOPFLER, The Ragpicker’s Dream (2002)

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L’adesivo sulla copertina recita: “La voce e la chitarra dei Dire Straits“, giusto per quei tre che non sapessero chi è Mark Knopfler.

Fin dalla copertina, un disco elegantissimo. Per certi versi, lo stato delll’arte per quanto riguarda certa musica.

Per chi ama, quindi, le cose eleganti, e siamo rimasti in pochi…

Ah, se ascoltandolo sbadigliate qualche volta, è facile che non siate dei chitarristi.

JOHNNY CASH, American III: Solitary Man (2000)

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Terzo capitolo della saga American Recordings.

Questa volta Rick Rubin “toglie” ai brani la sezione ritmica (basso e batteria) e… è anche meglio di quanto realizzato in Unchained!

Gli autori delle canzoni riprese in questa raccolta rispondono ai nomi di Tom Petty, Neil Diamond, U2 (One), Will Oldman, Nik Cave, lo stesso Cash

E c’è la sua voce…

Consigliato, perché qua si sente la sostanza.

PEARL JAM, Binaural (2000)

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Il cambio del batterista (ora ai tamburi c’è Matt Cameron) ha portato più varietà nelle ritmiche, e il nuovo produttore, Tchad Blake, ha dato una maggiore definizione al suono della band.
Le mie preferite sono Light Years, Nothing As It Seems, Thin Air, Of The Girl (particolarmente), Sleight Of Hand.

La band promuoverà il disco con un tour bellissimo. Vennero pubblicate tutte le date, una mole impressionante di dischi live che testimoniano come sul palco i Pearl Jam facciano la differenza.

Uno dei loro dischi che amo di più.

JOHNNY CASH, Unchained (1996)

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Dopo il primo episodio (American Recordings), accolto con grande interesse da pubblico e critica, l’accoppiata Cash – Rubin (alla consolle) sembra prenderci gusto e pensa bene di sfornare il capitolo due.

Se lì i brani erano vestiti dalla voce e dalla chitarra di Johnny e nulla più, qui la strumentazione si fa corposa.

E’ forse l’episodio meno brillante della lunga saga, ma avercene…

DAVID BOWIE, Let’s Dance (1983)

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Sarà anche pop (di pregevolissima fattura), ma Modern Love ha proprio una bella botta…

Il trittico iniziale (la stessa Modern, China Girl, Let’s Dance) fa già il disco. Il resto, pur lodevole, serve a rimpolpare il minutaggio.

La musica di  Cat People (Putting Out Fire) è stata scritta da Giorgio Moroder, personaggio che chi per motivi anagrafici ha fatto in tempo a godersi questo disco conosce molto bene, soprattutto per aver regalato al mondo Donna Summer