THE VELVET UNDERGROUND, White Light / White Heat (1968)

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Il secondo disco è sempre il più difficile da registrare. A maggior ragione se, prima, si è realizzato un capolavoro (The Velvet Underground & Nico). Ma queste, in fondo, sono seghe mentali da appassionati e critici. I musicisti fanno quello che sanno fare, ovvero musica: un disco dopo l’altro, fino a quando l’età e l’ispirazione (un minimo ci vuole) lo consentono.

La title track è un anthem. Il finale, i 17.32 (!) di Sister Ray, un delirio.

Da avere, anche solo per capire che un bel po’ di gente delle sette note ha imparato da loro.

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