DEAD MAN WATCHING, Love, Come On! (Cabezon, 2012)

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L’amore dei Dead Man Watching (italianissima band from Verona) per l’alt-country mi ricorda, per intensità e slancio, quello dei frati francescani per il fondatore del loro ordine. Questa è autentica devozione.

Dopo un paio di interessanti EP, i Nostri si prendono lo sfizio di misurarsi sulla lunga distanza, e la proposta ne guadagna anche in varietà stilistica.

Rispetto a lavori simili di altri gruppi, a fare la differenza è sempre la bella voce di John Mario, ma non sfugge certo all’ascoltatore la particolare ricercatezza nelle strutture compositive.

Pezzo d’impatto? Jesus Christ Wannabe. Fin dal titolo…

CARLOS SANTANA & BUDDY MILES, Carlos Santana & Buddy Miles! Live! (1972)

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In sostanza, una torrenziale jam, con Carlos e uno stuolo di musicisti, tra cui il grande Buddy Miles, a Diamond Head, Honolulu, Hawaii.

Riascoltando questo live pensavo alla differenza fra una concezione del concerto come “esposizione dell’artista”, quella in voga oggi, e una concezione del live come “compartecipazione dell’artista con il suo pubblico”, come era avvertito il momento del concerto, sia da parte del pubblico sia da parte dell’artista, in quegli anni, i ’70. Inutile dire che questa seconda è la più vivace e proficua, sia per chi suona sia per chi ascolta.

Disco non imprescindibile – di Santana dal vivo, con la sua band, ci sono senz’altro cose migliori -, ma qui, sarà anche la location, si respira un’aria incandescente.

P.S. Scrivo di questo cd ma non so se sia ancora in commercio, ultimamente molte cose sono già fuori catalogo…

AC/DC, Let There Be Rock (1977)

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Pochi dischi sintetizzano il verbo del rock come questo, soprattutto sul piano prettamente strumentale. Qui i cinque australiani più rudi di sempre ci danno dentro come dei veri invasati, suonando con una ferocia difficilmente eguagliabile. Non sembra neppure un disco fatto in studio (dove di solito si usa fin troppo il bilancino…): sembra un live, senza freni, duro e crudo. Se amate la band in questione, la title track, Bad Boy Boogie, Problem Child, dal riff autenticamente troglodita, e l’intro sospesa di Overdose sono manna per le vostre orecchie…
Ma è soprattutto il finale a mandare in visibilio orgiastico. Hell Ain’t A Bad Place To Be mi porta a pensare, date le tristi condizioni in cui versa questo povero mondo, che in effetti l’inferno non sia poi un posto malaccio, mentre Whole Lotta Rosie – che per certi versi è gli AC/DC – mi trascina col suo poderoso e minimale riff su una base ritmica inarrestabile, con lo sguaiatissimo Bon Scott a cantare l’indimenticabile “incontro” con la mitica Rosie, che era tanta, ma tanta…

AC/DC, Dirty Deeds Done Dirt Cheap (1976)

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Magari ascoltate solo classica o solo folk irlandese, ma almeno UN disco degli AC/DC dovreste averlo tutti.

Se non amanti del genere – grezzo (ma con le sue raffinatezze…), però godibilissimo – provate ad ascoltare Problem Child. Se vi si accende dentro la scintilla, vuol dire che siete dei veri rockers, e magari non lo sapevate…

SANTANA, Santana (III) (1971)

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Impossibile dare ad Abraxas – disco capolavoro – un seguito altrettanto riuscito, però il terzo album della Santana Band si difende bene.

Nella formazione appare Neal Schon, allora giovanissimo chitarrista dal sicuro talento (che però non mi ha mai entusiasmato).

Godibile Guajira. Toussaint L’Overture diverrà un cavallo di battaglia nei live.

Per completisti, ma anche – perché no? – per semplici curiosi. Il “latin rock” (così lo chiamarono all’epoca) fa presto a coinvolgerti…

SANTANA, Abraxas (1970)

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Grandissima formazione questa (la Santana Band vedrà, nel corso degli anni,  avvicendarsi una pleteora di strumentisti).

Riascoltandolo pensavo che certe finezze nell’esecuzione sono proprio cose d’altri tempi. Oggigiorno molti musicisti sono macchine: tecnicamente perfetti, ma macchine. Qui, invece, quelle che sentiamo sono tutte pennellate d’artista.

Per accorgersi che la pausa, in musica, non è semplicemente l’assenza di suono ma un “respiro”, ascoltare, tanto per dire, “Samba Pa Ti”. In questo disco, peraltro, il chitarrista messicano suona anche meglio che nell’album d’esordio.

Non lo avete? Strano che stiate leggendo questo blog…

SANTANA, Santana (1969)

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Il concetto di “fusion” nasce quando il baffuto messicano di nome Carlos Santana si accorge che aggiungendo un po’ di bongos, timbales e congas al suo gruppo le ragazze, sentendo la musica, cominciano a muovere i fianchi in modo interessante…

Disco storico, dal valore immenso. Pietra miliare.

Non lo avete? Un fulmine vi colga!

LUCA CARBONI, Carboni (1992)

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Mi sono divertito a riascoltare “Ci vuole un fisico bestiale”: un anthem, in fondo. Come mi è piaciuto rivedere con la fantasia Bologna, al ritmo esagitato de “La mia città”.

“Alzando gli occhi al cielo”, brano sulla mafia, allora era quasi un pezzo di routine, oggi sembra perfino coraggiosa. Il fatto è che il livello generale si è talmente abbassato negli ultimi anni…

Ma è “Mare mare” quella che amo di più. Molti anni fa sono partito anch’io sulla moto, diretto al mare di Romagna, per arrivare con quel senso di nulla in corpo.

“Mare, sai che ognuno c’ha il suo mare dentro al cuore, sì / e che ogni tanto gli fa sentire l’onda”.

E quante volte l’ho sentita quell’onda…

“Mare, sai che ognuno c’ha i suoi sogni da inseguire, sì / per stare a galla e non affondare”.

Quanto è vero, santiddìo…

FRANCO BATTIATO, Gommalacca (1998)

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Dopo L’imboscata, ancora ROCK. D’altra parte, gli Anni 90, quelli erano. Il rock era la musica che girava intorno, e lui la sentiva, eccome. Battiato in quella decade se l’è cavata benissimo.

Poi sono arrivati gli Anni Zero. Senza giri di parole, anni di merda, anche nella musica. Faccio fatica, in generale, a trovare dischi di quella decade che mi abbiano realmente appassionato. Per inciso, ad abbassare ulteriormente la qualità della produzione discografica, in quegli anni sono usciti i miei primi dischi, quindi ho anch’io la mia parte di colpa.

Gommalacca mi piace molto: ci sono idee musicali a profusione.

Soprattutto mi piace pensare che Battiato mi dedichi il saluto nella bella foto del retro copertina. Come a dire: “Tornerò”.