VERONICA MARCHI, L’acqua del mare non si può bere (2008)

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Se il disco d’esordio, “Veronica Marchi”, rappresenta il sunto prezioso di una giovinezza passata a comporre e cantare, il secondo lavoro – che è sempre difficile da realizzare – è in questo caso un necessario “muovere oltre”, verso una più articolata maturità espressiva, soprattutto sul piano degli arrangiamenti.

Si ricordano bene la “hit” “Splendida coerenza”, la ben ritmata “Normale”, che si apre su un arioso ritornello, il manifesto “Resisti”, l’anthem “Dillo piano”, la “sperimentale” “Stellanova” e la conclusiva, semi-scanzonata, “Ancora cinque minuti”.

Scintillante il suono, grazie anche ai missaggi curati da un volpone della consolle come Loris Ceroni.

 

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