BRUCE SPRINGSTEEN, Wrecking Ball (2012)

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Il caso vuole che proprio oggi, quarant’anni fa, venisse pubblicato il primo album del bardo del New Jersey e proprio oggi io scriva della sua ultima fatica discografica. Da allora acqua sotto i ponti ne è passata proprio tanta…

Ciò rilevato per la cronaca, diciamo subito che questo disco è migliore dello scialbo Working On A Dream (2009), ma vincere non era poi così difficile.

In sostanza, questo è un buon album di folk-rock contemporaneo, le canzoni finalmente ci sono – nel senso che finalmente sono tornate – ed è un piacere ascoltarlo. Poi, basterebbe anche la sola Land Of Hope And Dreams per ricordare che il Boss è sempre il Boss.

Produce Ron Aniello, che in qualche brano ha la mano un po’ pesante, con quei treatments sulle percussioni… “Deve suonare moderno!”, credo abbiano detto a Bruce, e in qualche caso qualche bocca potrebbe anche stare zitta. Anzi, perché Springsteen non si fa produrre un disco da Rick Rubin? Sarebbe interessante. Non aspetti di avere l’età che aveva Johnny Cash

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