GENESIS, Duke (1980)

220px-Duke_Genesisalbum

Bella la vita della rockstar…

Te ne vai in vacanza in Svezia, fai un salto negli studi degli ABBA e, visto che ti trovi, registri il tuo nuovo LP, che naturalmente vende un casino di copie.

Questo lavoro funziona anche meglio del precedente (che però ha alcune frecce al suo arco). Lì qualche brano soffriva di una stesura un po’ disordinata, qui le cose girano nel complesso di più.

Da ricordare la tenera intro di Duchess e il “tiro” di Turn It On Again, che dal vivo funzioneranno molto bene (sentire Three Sides Live).

Originale la copertina.

PERLE’, Il blu e il nero (2009)

perlè

Album d’esordio per il cantautore veronese Perlè. Tredici interessanti brani su chiare coordinate rock-in-italiano anni ’90. Quando poi la voce del Nostro s’incattivisce, l’accostamento con l’ugola di Manuel Agnelli è fin troppo facile. Indovinati gli incastri di chitarre che vedono protagonista tra gli altri Diego Spezie, nome noto nel mondo del rock scaligero.

Brano preferito: “Scivola”. Non imprescindibile la cover di Caroline Says di Mastro Reed.

I brani sono stati registrati in vari studi, soluzione che non consiglio: viene meno l’omogeinità dell’ascolto.

E’ appena uscito il nuovo disco, da cui molto ci attendiamo. Anche di quello qui si dirà.

MARLENE KUNTZ, Catartica (1994)

mk

Il disco che ha mandato su di giri il motore del rock cantato in italiano. Di colpo le cose cominciarono a funzionare. Purtroppo poi, con la fine del Consorzio Produttori Indipendenti, le cose cominciarono a smettere di funzionare. Quando appresi la notizia, dalla rivista della SIAE (!), mi misi a lutto.

Ho un ricordo molto bello legato a questo disco, ma non ne parlo qui. Chi lo vorrà leggere,  lo ritroverà nella mia autobiografia musicale, se e quando verrà pubblicata.

Una nota, piuttosto: loro sono sempre stati etichettati come versione italica dei Sonic Youth; ma la Gioventù Sonica ha radici nel punk, i Marlene nell’hard. Non basta l’uso delle accordature alternative per fare lo stesso genere musicale.

ROGER WATERS, The Pros And Cons Of Hitch Hiking (1984)

11141_1180212140911_3625890_n

Disco solista per Roger Waters. Un concept, proposto agli altri Floyd insieme a The Wall, che gli fu preferito: bene fecero, ché “Il Muro” era opera di maggior spessore. Da segnalare alla chitarra Eric Clapton, qui turnista di lusso.

Ma veniamo alle cose serie. Una delle copertine mie preferite. E non ho il CD, che è piccolino, ho l’LP… Pensare che sono arrivati anche a stampare alcune copie di questo disco con la cover “censurata”…

Devo dirlo: uno che ha una fama planetaria e che per il suo disco sceglie una cover del genere, lo ammiro. In Italia, paese di bacchettoni tristi, nessuno avrebbe osato.

P.S. Visto tempo fa Waters a Verona uscire dall’albergo e salutare i fans. Più simpatico ora di una volta.

GENESIS, …And Then There Were Three… (1978)

Genesis_-_And_Then_There_Were_Three

Hackett lascia il gruppo, loro rimangono in tre, ma il problema è un altro. E’ nella scrittura dei brani.

Se l’intenzione era quella di abbandonare la struttura complessa, “prog”, dei pezzi, per portarsi verso la forma-canzone, l’obiettivo non è centrato per la maggior parte delle tracce che compongono questo disco. Ci sono buoni momenti, ma tutto è affastellato in modo incongruo all’interno del brano, per cui l’incisività delle canzoni va a farsi benedire.

Paradossalmente, si salvano i pezzi dove ci si avvicina maggiormente alla forma-canzone, e dei “vecchi” Genesis non rimane più nemmeno l’ombra. A sentirle con animo che non guardi al passato (don’t look back, ci insegna il Maestro…), Undertow, Follow You Follow Me (quella meraviglia di flanger nell’intro!), Many Too Many si fanno apprezzare. Quest’ultima la ricorderò sempre. Il disco uscì nel ’78, avevo 12 anni, ed ero finito ad una festa. Il dj, che aveva un impianto potentissimo, interruppe la sequela di brani dance e partirono all’improvviso le note di questa canzone, sparate ad un VOLUME che non potete immaginare, le casse erano sul filo della distorsione, avreste dovuto sentire… Le coppiette – ragazzini più grandicelli di me – riempirono la sala e iniziarono a dondolare sulla “mattonella” (si usa ancora?), contorniate dalle luci stroboscopiche. Credo che il quel momento, pervaso dalla canzone che a tutto volume mi arrivava fino alle ossa, intuii il potere che la musica esercita su di me e sugli altri.

THE POLICE, Synchronicity (1983)

Police-album-synchronicity

Ultimo lavoro di Sting con i Police. La produzione di Hugh Padgham rende troppo sintetico il sound (in questo lui è purtroppo un maestro), ma le canzoni, da Synchronicity II in poi, sono da incorniciare.

L’ideale chiusura sarebbe Tea In The Sahara. Il disco finisce invece con Murder By The Numbers. All’epoca venne presa per una stravaganza, per via di quei suoi colori jazzati, invece per il biondo bassista e compositore inglese era già il futuro…

Il gruppo ci ha lasciato in eredità cinque dischi memorabili (e di tutti qui nel blog abbiamo parlato).

MAD SEASON, Above (1995)

ms

Supergruppo in cui spiccano il grande e compianto vocalist (da me molto apprezzato) Layne Staley degli Alice in Chains e Mike McCready dei Pearl Jam alla chitarra. Questo è il loro unico disco.
Curiosamente, quando ascoltai per la prima volta questo lavoro, nonostante gli autori, non mi colpì molto. Non so, non avrò imbroccato la serata giusta. Sì e no l’avrò ascoltato una seconda volta…
Ma oggi, sarà anche il tempo (qui nevicava), l’ho apprezzato molto.