MASSIMO BUBOLA, Dall’altra parte del vento (2008)

bubola

Il cantautore veronese rilegge in chiave acustica le canzoni scritte a quattro mani con Fabrizio De André, intervenendo in modo a volte radicale sugli arrangiamenti (“Rimini”).

Realizzato anche in polemica con i numerosi gruppi-tributo al bardo genovese, che per lo più prediligono riproposizioni copia-carbone degli originali, laddove ogni musica, ogni giorno, suona un po’ diversa, anche se la canzone rimane fondamentalmente la stessa. Chi è fan di Dylan ha ben presente quanto un brano può cambiare mille volte d’abito rimanendo il medesimo.  In qualche caso qui la melodia è parecchio ritoccata; intervenire su quella significa creare una nuova canzone, ma direi che siamo sempre entro il limite fin cui ci si può spingere con l’arrangiamento.

In ultima analisi, operazione sentita ma anche coraggiosa, perché – si sa – il pubblico della musica in Italia è molto tradizionalista, e diviene addirittura reazionario se si “toccano” brani entrati da tempo nel patrimonio musicale nazionale.

Mi è piaciuto particolarmente l’arrangiamento scelto per “Volta la carta”.

Si fa ascoltare con vero piacere l’inedito di Bubola che dà il titolo alla raccolta.

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