MASSIMO BUBOLA, Segreti trasparenti (2004)

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Naturalmente – non occorrerebbe dirlo – sono i testi toccanti del singer & songwriter veneto,  ottimamente incorniciati dagli arrangiamenti per archi di Michele Gazich, ad imprimere al disco il sugello inconfondibile del suo autore.

L’iniziale “La sposa del diavolo” si inserisce nella tradizione folklorica delle Isole Britanniche. Un racconto classico in chiave poetica, che affonda però le radici, come spiegato da Massimo nel dvd Live In Castiglione, in una realtà sociale problematica.

Come sempre accade, le canzoni parlano della vita: di quella che c’è e di quella che se ne va (in quest’ultimo ambito Bubola è un vero maestro: pochi hanno il coraggio di affrontare, spesso e con sensibilità, un argomento tanto delicato). Così, a seguire, abbiamo “Specialmente in gennaio”. La dedica recita “a F. dall’altra parte del vento”, e “Dall’altra parte del vento” sarà il titolo di un’altro brano dedicato a Fabrizio De André, contenuto nel disco omonimo imperniato sulle canzoni scritte a quattro mani col grande cantautore ligure.

“La fontana e la domenica” è un pimpante duetto con Luciana Vaona (qui Massimo ha fatto anche da talent scout). Una canzone popolare nel senso più alto del termine, brillante sul piano musicale e con un testo vivace, con tanto di sorpresa finale.

Di assoluto valore un brano come “Quella campana”, dedicata al fratello, morto in età giovanissima. Una canzone che trascende la sofferenza individuale per diventare vessillo di ogni storia dolorosa, di fronte al quale è ben difficile trattenere le lacrime.

C’è anche il tempo, in “Tutto è legato”, per immergersi nella tradizione dell’Antico Testamento, con le storie di Giuditta da un lato e Abramo dall’altro, e non occorre ricordare quanto il canzoniere di ogni dove debba ai libri che compongono la Bibbia.

Una sorpresa è “Jetta ‘a luna”, in lingua napoletana (in tale idioma Bubola si cimentò con Fabrizio nell’arcinota “Don Raffaé”).

Chiude “Tornano i santi”. “Dopo mesi di nebbie / senza niente davanti / tornano i santi quaggiù”. Quelle nebbie, in senso fisico, Massimo le conosce bene: sono quelle del suo paese natale (a una manciata di chilometri dal mio) ma, in senso metaforico, le abbiamo tutti ben presenti in questi giorni. Speriamo tornino i santi – di qualunque tipo essi siano – quaggiù.

Un lavoro di grande maturità e perdurante fascino.

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