FABRIZIO DE ANDRE’, Volume 3 (1968)

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Forse non è singolare che brani come “La canzone di Marinella”, “La guerra di Piero”, contenuti in questo disco, oppure altri classici come “Bocca di rosa”, “Via del campo” o “Il pescatore”, non li abbia imparati a suonare ascoltando gli album di De André, che da ragazzo non avevo, ma vedendoli e sentendoli suonare da altri giovani, perloppiù in spiaggia, d’estate (si usa ancora?). E’ la tradizione (dal latino tràdere = consegnare) orale, che fa circolare i beni culturali in modo efficace, forse più incisivo della parola scritta o, come in questo caso, registrata, e fa sì che gli stessi entrino nella memoria collettiva.

“Amore che vieni, amore che vai”, “La guerra di Piero”, “Il testamento” sono un trittico invidiabile, ma altre cose, come la conclusiva “Il re fa rullare i tamburi” (adattamento di una canzone popolare francese del XIV secolo) , mi lasciano un po’ freddino. A mia discolpa (o colpa?) il fatto di non essere un fan sfegatato di De André, sebbene lo conosca abbastanza bene…

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