BOB DYLAN, The Freewheelin’ Bob Dylan (1963)

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Ringo Starr raccontava che i Beatles lo avevano ascoltato così tante volte che la puntina sui solchi produceva ormai un suono inudibile. Se Essi l’hanno consumato a furia di sentirlo, un motivo ci sarà…

Ha aperto le porte a tutti quelli che cantano una loro canzone (detti, da noi, cantautori).

Anni dopo Bobby intonerà “Ho fatto le scarpe per tutti, anche per te, ma continuo ad andare a piedi nudi”. Ancora oggi, per lui, è così.

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2 pensieri su “BOB DYLAN, The Freewheelin’ Bob Dylan (1963)

  1. Un album che mi porta da sempre la pace dentro… non tanto per Blowin’ In The Wind, interpretata da chissà quanti artisti, ma per tutto il lotto di brani contenuti… la voce nasale e per niente melodica di un Dylan ancora acerbo sembra riportare l’America indietro di un secolo. Ma qui non è la facile melodia o la voce sublime a scuotere l’ascoltatore medio, bensì i testi, liriche che in alcuni casi risultano autentici schiaffi all’America dell’epoca (e che epoca, 1963!). Da adolescente il mio manifesto di novello pacifista fu Master Of War, un brano che ha il potere di un tornado… ma il menestrello Bob, tra il serio e il faceto, canta anche Don’t Think Twice It’s All Right. E lui, è da cinquant’anni che non ci pensa due volte… un album manifesto per le generazioni a venire. Bruce Springsteen stesso dirà molti anni dopo “Ancor oggi, ovunque ci sia buona musica, c’è l’ombra di Bob Dylan” e detto da lui…

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