THE DOORS, The Doors (1967)

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Roba seria per chiudere l’anno.

Mi piacciono le voci baritonali: Jim Morrison, Eddie Vedder, Johnny Cash (che è quasi un basso). Le voci tenorili, salvo rarissimi casi, non m’infiammano.

Jim: un poeta con la sfortuna di essere sexy.

Avevo un batterista, milioni di anni fa, che non sopportava il suono dell’organo di Ray Manzarek. Questo per dire quanto è soggettiva la fruizione della musica…

The End, oltre ad essere uno dei capolavori prodotti dalla cultura occidentale – anzi dalla cultura tout court – mi pare adatta ad un fine d’anno.

“Break on through” è il mio augurio per tutti.

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DIRTY LORENZ & EDDIE WILSON, Lost In The Blues (2009)

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Blues made in Italy suonato – bene – da un grande cultore e divulgatore del genere, Dirty Lorenz, giovane chitarrista di Verona, impegnato in molteplici progetti che riguardano la “musica del diavolo”.
Nota tecnica: la prossima volta, per aumentare il fascino e la resa, registrare in analogico. Blues, rock, folk, country lo richiedono a gran voce. OK, occorre rompere il salvadanaio per acquistare i nastri, ma ne vale la pena, eccome…
Indovinata la grafica del cd, a cura di Aldo Lionetti.

JOHN MAYALL & THE BLUES BREAKERS, A Hard Road (1967)

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Ah, i bei tempi, quando i giovani sudditi di Sua Maestà suonavano il blues!
Peter Green fantastico. Da sentire con attenzione la sua “Supernatural”, dove imbrocca un paio di note dal sustain strepitoso. Echi latini per l’autore di “Black Magic Woman”, che portò parecchia fortuna ad un altro protagonista della sei corde…
Il cd, tra l’altro, ha un’ottima resa sonora, merito – ne dubitavate? – della bontà della registrazione.

 

JIMMY PAGE & ROBERT PLANT, Walking Into Clarcksdale (1998)

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Due tipi con un talento così i dischi li possono fare anche solo per divertirsi. Manca, naturalmente, la deliziosa pesantezza del drumming del compianto Bonzo, ma la lucida produzione di Steve Albini rende il disco comunque credibile e godibile. Plant orientaleggia da par suo nel cantato, Pagey è sempre il magnifico stregone che conosciamo, uno che ha la magia nelle dita.

Belle particolarmente le ballad. Sugli scudi When The World Was Young, con un refrain che “arriva” alla grande.

Da riscoprire.

“COSA SONO IO?” il primo singolo di NEVE SU DI LEI

Dopo aver segnalato nel blog centinaia di dischi di altri (e qualcuno di mio), uno special per queste Festività.

Il brano è estratto dal cd Cerco la bellezza, da me prodotto, della cantautrice genovese NEVE SU DI LEI. L’album è in uscita a febbraio 2013.

Buon ascolto!

 

 

Ruben

FRANCESCO GUCCINI, Stagioni (2000)

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Ha un bel cantare il Guccio che ha “ancora la forza”… Gli anni, come è naturale, cominciano a farsi sentire: la voce si fa stanca, l’impeto, che l’aveva sempre caratterizzata, si è affievolito; a volte sembra che manchi pure la convinzione, e per un cantautore il problema, allora, si fa serio…

Bella l’idea dell’intro, “Addio”, canzone che poi sentiamo compiuta alla fine, e va a segno.

Con “Stagioni” si rende invece un brutto servizio prima all’ascoltatore e poi anche al povero Che: il brano è piatto,  perfino un po’ noioso. Sbadiglio io, che sono un fan di Guccini…

Bene invece “Autunno”, ancor meglio “E un giorno…”, quasi-confessione di un padre alla figlia.

Tornando proprio a “Ho ancora la forza” (dove c’è la mano di Ligabue e si sente bene nella musica, che è sua): sarebbe una gran brano, indovinato nel soggetto, con una melodia incisiva, ma è suonato senza passione; arriva anche un solo di chitarra dalla linea melodica incongrua e poi, giusto per concludere, il finale è buttato lì… Un’occasione persa. Dire peccato è dire poco.

MASSIMO LAJOLO & ONDE MEDIE, Nirvana Market (2010)

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Seconda opera del cantautore torinese e del suo ensamble. Il tratto distintivo di Massimo è la cura e l’equilibrio negli arrangiamenti dei brani, che rendono l’ascolto sempre stimolante. Suoni belli e sempre al posto giusto. Se lo stile e le tematiche non differiscono molto dal precedente Frammenti (2005), si nota subito in questo nuovo lavoro la maturazione della voce, nel timbro come nell’interpretazione.

“Io e la mia scimmia” si fregia di un bel refrain, anche per il testo (“Tutti contro tutti / e niente contro il niente”). “Il sole a gennaio” è una delle cose migliori di Massimo, da mettere nel carnet dei beni preziosi insieme a due brani del vecchio disco, “Aspettando il weekend” e “Vacanze in città”, di cui ne condivide gli umori malinconici. “Vita liquida” brilla per il carattere inusuale dell’arrangiamento, e ancora una volta per il gran refrain (“Il vento del deserto milioni di anni fa ha cancellato i passi sulla sabbia…”). “Sto giù” ha un’indovinata atmosfera, e la conclusiva “Tempo e carezze” culla dolcemente l’ascoltatore. Finito il disco, viene voglia di risentirlo.

In sintesi, sul solco del lavoro precedente, ma due passi avanti.