MASSIMO BUBOLA, Marabel (1979)

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La title-track sorprende ancora, dopo tanti anni, per il riff accattivante e il testo di chiara derivazione dylaniana (periodo ’65-’66): uno stile che in Italia era, allora, del tutto inusuale. A Massimo il merito di aver coniugato rock e poesia, impresa certo non facile, ma che qualcuno doveva pur intraprendere.

“La strada (tre carte)” potrebbe essere uscita dalla penna di De Gregori, il resto è Bubola doc.

Ho un collegamento speciale con questo cantautore, non fosse altro perché siamo nati a solo una manciata di chilometri di distanza l’uno dall’altro, abbiamo respirato la stessa aria e la stessa nebbia. E poi entrambi, dai luoghi natii, passando per Milano, siamo finiti a vivere a Verona.

Ho l’album in cd – la ristampa del 2008 – che contiene anche il 45 giri uscito lo stesso anno (1979) con “Chi ruberà” e “Bar dei cuori infranti” (scritta con Carlo Facchini), che mi dice, eccome se mi dice…

Non posso esimermi dal ricordare che la produzione artistica dell’album è condivisa da Massimo con Antonello Venditti.

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2 pensieri su “MASSIMO BUBOLA, Marabel (1979)

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