DAVID GRAY, Life In Slow Motion (2005)

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Settimo album per David Gray. Che decide di fare le cose in grande. Abbandona così la realizzazione quasi home made che aveva caratterizzato i lavori precedenti, peraltro nel caso di White Ladder con risultati fantastici, e utilizza parecchi strumenti “veri”.

Qui le canzoni ci sarebbero, anche più riuscite che non in A New Day At Midnight, il lavoro precedente, e non sarebbero male. Il problema è che il produttore, Marius de Vries – per carità, bravo, è uno che ha lavorato con mezzo mondo… – ha sovraccaricato i brani con arrangiamenti un po’ pesanti, laddove, a uno come David, dagli un piano, fallo cantare e la magia c’è già…

“Less is better”, come dicono oltre oceano. Oppure, “nel meno c’è il più”, perché in musica, contrariamente alla matematica, non sempre 2 + 2 fa 4.

Bella l’energica The One I Love, da sola vale il disco. Non sarebbe dispiaciuta al Boss.

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