STING, …Nothing Like The Sun (1987)

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Secondo lavoro solista per l’ex Police.

Se il precedente The Dream Of The Blue Turtles aveva rappresentato una ventata di aria fresca, per gli spiazzanti accostamenti di generi in cui comunque Sting mostrava di trovarsi sempre a proprio agio, qui la magia mostra un po’ il trucco. Tutto molto raffinato, sì, ma manca l’effetto sorpresa e qualche canzone in più degna di nota ci sarebbe stata bene.

Si ricorda, giustamente, Englishman In New York, orecchiabile come non mai nel refrain, con un break centrale che oggi forse nessuno più oserebbe (ma in quegli anni c’era più libertà di espressione di quanta non se ne respiri ora…). Apprezzabile l’impegno sociale presente in They Dance Alone (Cueca Solo), dedicata alle madri dei desaparecidos (strani anni, gli ’80: lustrini e tastierine elettroniche sì, ma anche canzoni impegnate, molte di più di quelle che circolano oggigiorno…). Ormai un classico Fragile, che si apprezzerebbe maggiormente se non fosse immersa in tonellate di riverbero (era la moda dell’epoca) digitale (un Lexicon?).

La rilettura di Little Wing è uno sfizio che il biondo bassista e cantante si è voluto concedere. Funzionava molto bene dal vivo, come ho potuto constatare ad un concerto all’Arena di Verona.

Il resto si fa fatica a ricordare. Ma erano gli anni di maggior successo del musicista inglese, quasi un semidio all’epoca, per cui nessuno se ne lamentava…

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