RICHARD HAWLEY, Lady’s Bridge (2007)

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Non all’altezza di Coles Corner – di cui ho già detto – però questo disco conferma che ci troviamo di fronte ad un grande.

Voce e arrangiamenti di lusso, come sempre.

Di rilievo l’iniziale Valentine, con l’ugola di Richard che per potenza ricorda in alcuni momenti quella del King e le conclusive Our Darkness (con fiati da capogiro…) e The Sun Refused To Shine (già il titolo è da annotare).

Comunque dischi così, a livello di produzione, in Italia non se ne fanno: registrazione analogica (che costa un pacco), sezione archi che suona dal vivo, sezione fiati… Qui, nell’ormai ex Belpaese, non ci sono neppure gli occhi per piangere. Neppure un “big” potrebbe realizzare oggi un lavoro simile, non ultimo per il semplice fatto che in Italia manca la cultura del suono, e anche un po’ di gusto a riguardo.

 

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