RUBEN, Il rogo della vespa (2011)

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Il dischetto in questione fece parlare un po’ di sè. Tra parentesi: mi piace l’idea di passare in rassegna i miei dischi a ritroso nel tempo.

Ruben non sarà un cantante di serie A, ma è un gran compositore, è uno che nelle canzoni ci mette del suo, nelle strutture, negli arrangiamenti, nell’utilizzo di strumenti anomali, in quei passaggi che non sai ben definire, ma che ascolti stupito. ILMUCCHIO.IT, Gianni Della Cioppa

“Il rogo della vespa” è il lavoro onesto, coerente e maturo di un sensibile artigiano della musica. ROCKERILLA, Alessandro Hellmann

“Cantautore rock” sulla scia dei classici Dylan e Springsteen, quindi avvicinabile, per l’Italia, alle parti di Ligabue – ma molto, molto meglio. BLOW UP, Stefano I. Bianchi

Il suo song writing è maturo. BUSCADERO

Ironia e riflessioni intime condiscono piacevolmente dodici tracce mai banali che riflettono sui mali della società. M&D MUSICA E DISCHI

Una serie di quadri-canzone che descrivono i mali dell’attuale società, su una linea decisamente vigorosa e con suoni che portano al rock più tradizionale. RARO!

Nella scrittura di Ruben c’è senz’altro consapevolezza di un cantautorato anni ’70, in particolare vicino a certa poetica degregoriana, seppur più diretta e meno criptica. L’ARENA di Verona

Un buon disco nel complesso, sicuramente fuori da mode e logiche di mercato, scritto con stile asciutto (i pregi), che per sfondare forse avrebbe però avuto bisogno di un’interpretazione più caratterizzata, più aggressiva e rabbiosa nei brani a tinte forti, più dolce e sensibile nei brani d’atmosfera (i difetti). L’ISOLA CHE NON C’ERA, Fabio Antonelli

Un disco maturo, pieno, vissuto: come l’autore che riesce a regalarci composizioni mai banali e talvolta al limite del geniale. EXTRA! MUSIC MAGAZINE (XTM.IT)

Un disco onesto, sebbene non per tutti (alla larga ottimisti, romantici, melodici e amanti del bel canto) BEAT MAGAZINE

Le nuove canzoni confermano l’attitudine folk-rock del veneto, ironico osservatore di se stesso e del mondo contemporaneo, che, tanto nelle movenze stilistiche quanto in un certo sarcasmo sociale, può forse ricordare Ivan Graziani (“Giù”) o anche Ivano Fossati (il singolo “Schiuma”), fino al più attuale Davide Van De Sfroos. ONDAROCK.IT

Musicalmente il lavoro e’ composito, coraggioso al punto giusto, con un buon lavoro di registrazione (e di mastering) e la presenza della voce di Ruben in primo piano, visto che quello che racconta va seguito, essendo uno dei cardini della sua originalità! La presenza di violino, pedal steel, wurlitzer e mellotron sono camei che rendono gustoso il piatto, ma senza mai ammazzare il sapore di questo disco: come dicono i grandi chef, non e’ la quantita’ di spezie che aggiungi, ma la loro presenza garbata ed al giusto posto. MUSICALNEWS.COM

La società moderna è il principale bersaglio delle invettive musicali del Nostro, per nulla a suo agio in un mondo fatto di superficialità e pattume, ben sintetizzato dalla title track, per inciso il pezzo più bello dell’album. Ma non manca, accanto a spunti polemici e ironici, anche una velata malinconia, che emerge sia nei pezzi più cantautorali e riflessivi, sia in quelli dove a prendere il sopravvento sono i ritmi (…). YASTARADIO.COM

Filo conduttore tra i brani l’impegno espresso coi testi nel denunciare quanto l’oscurità si stia impadronendo del mondo, nel quale è difficile intravedere spiragli di luce, che bisogna comunque cercare di trovare per risollevare le sorti di questa terra ormai allo sbando. MUSICA.ACCORDO.IT

Organo hammond e mellotron, pedal steel guitar, chitarre distorte e acustiche (suonate anche da lui), voci femminili, archi e tastiere arricchiscono una base ritmica mai languida. CRONICA REGIA

Album impegnato e impegnativo. ROCKIT.IT

Prendete dei testi alla Rino Gaetano e mescolateli con musiche rock all’americana, al limite del classic, con un ampio repertorio di chitarre distorte. Otterrete un risultato che probabilmente si avvicinerà molto a Ruben. SALTINARIA.IT

Maniacale cura del suono (tutta la produzione artistica è dello stesso cantautore: un rock, folk ricco di strumentazione vintage) e completa originalità dei testi. MUSIC CLUB

Ruben che poi, a pensarci, quando compone, fa l’artigiano. Come quelli d’una volta. Non alla moda ma abili, affidabili, che costruiscono cose robuste su cui poter contare. Certo, non da copertina delle riviste, e che comunque si vede che c’è una sapienza antica dietro. Ecco, lui scrive canzoni così. NON SIAMO DI QUI

Bravo Ruben, davvero e grazie anche di riportare all’attenzione la canzone che fu dello stesso Gaber, di Ivan della Mea, Jannacci e alcuni altri che non dimenticavano mai di segnalare il declino della società (…) Non rimane che l’ascolto: deliziosamente puro e umano. BEPPE COSTA

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