NICK DRAKE, Five Leaves Left (1969)

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Non è certo facile parlare di un artista e di un disco entrato nel mito, ma se la giornata è uggiosa e solcata dalla pioggia come quella appena trascorsa, ascoltare il suo lavoro d’esordio è una tentazione invincibile.

Il talento di Drake è stato pari alla sua sfortuna in questa vita. Se pensiamo che questo è il suo primo lavoro, stentiamo a credere che il ragazzo avesse già maturato uno stile così personale e autentico, tanto da imporlo nel tempo come un vero e proprio caposcuola per le atmosfere intimiste e malinconiche che permeano i suoi brani. Oggi molta musica che ascoltiamo è in qualche modo figlia delle sue intuizioni.

Il successo che non ha avuto in vita, Drake lo ha conosciuto post mortem, e in questo momento mi piace immaginarmelo fra le nuvole (lui che già appariva come un angelo quaggiù), che con un sorriso appena accennato arpeggia la sua Guild con quel suono enorme che siamo abituati a sentire nei suoi dischi.

Dall’iniziale Time Has Told Me fino alla conclusiva Saturday Night non ci sono cali di qualità in questo lavoro, ed ascoltarlo è un viaggio sempre affascinante.

Lui è, a ragione, fra gli immortali.

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