DAMIEN RICE, 9 (2006)

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Ha talento da vendere Damien Rice. Ampiamente confermato in questo suo secondo lavoro, se possibile ancora più intimista, al limite del solipsistico (vedi Elephant), del precedente.
Però deve essere veramente dura muoversi nel mondo discografico, che è un mare pieno di squali, quando si ha una sensibilità così accentuata. E’ un mondo che, se non stai attento, ti fa a pezzi.
Sono anni che non pubblica un suo nuovo disco. Lo comprerei il giorno stesso dell’uscita.
E’ dura.

E se è dura per uno come lui che, essendo anglofono, i suoi dischi per il mondo li vende, e che comunque ha avuto un buon successo anche sul piano commerciale, provate a pensare ad uno che vuol fare il cantautore (di per sé non è che sia una fortuna) e che è pure così sfigato da nascere in Italy…

P.S. Non vogliate vederci riferimenti al sottoscritto, che ha appena – sì e no – oltrepassato lo stadio del “cazzaro musicale”.

P.P.S. Quanto mi piace Rootles Tree.

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