DAVID GRAY, White Ladder (1998)

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“E’ un disco che rende la tua vita migliore per il solo fatto della sua esistenza”. Così recitava il Times a proposito di questo cd, e posso confermare il giudizio. In realtà non si dovrebbe parlare dei dischi che si amano troppo, ma poi non si resiste alla tentazione…
Al quarto lavoro – perché ci vuole tempo per maturare… – il cantautore inglese centra il bersaglio. Migliorato notevolmente il cantato, ora privo di quelle forzature un po’ sgradevoli presenti nei primi lavori, il Nostro confeziona canzoni, autentiche perle di gradevolezza e malinconia, che hanno nell’equilibrio e nell’essenzialità il loro “forte”. Superato l’impatto della batteria elettronica (che non amo molto, e questo è forse l’unico disco in cui non m’esaspera: il lavoro è fatto con pochi mezzi e fa di necessità virtù), ci si addentra in un mondo romantico e minimale. Se Babylon ha conquistato il mondo intero grazie alla sua melodia irresistibile, Please Forgive Me, This Years Love – un piano che è un marchio di fabbrica – e la conclusiva Say Hello Wave Goodbye, con tanto di citazioni vanmorrisoniane sul finale, confermano la bravura di questo cantautore, dotato di una sua precisa identità musicale e vocale. Merce rara, sempre più preziosa.
Da avere.

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