LUCIO BATTISTI, Amore e non amore (1971)

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E’ un disco incredibile. Oggi un lavoro così avrebbe ben poche chance di essere pubblicato. Otto brani, di cui quattro sono canzoni, quattro strumentali. Le canzoni s’alternano agli strumentali.

“Dio mio no” dimostra, qualora ve ne fosse ancora bisogno, che si può  fare una canzone con un accordo solo (altroché “i soliti tre accordi”…). Non è facile, ma lui si chiama Battisti mica per niente. Pregevole l’hammond di Dario Baldan Bembo. Lo sentiamo chiamare da Lucio (“Baldan, Baldan!…”). E’ tutto live in studio, lui dirige i musicisti e si gode un mondo.

“Seduto…” (abbrevio i chilometrici titoli dei brani strumentali) ha quel riverbero sulla chitarra acustica (doppiata) che abbiamo sentito in “Emozioni”. Giurerei che la chitarra è la stessa, e anche il chitarrista…

“Una” ha nel testo uno degli incipit più singolari di tutta la canzone italiana. La musica poi inizia in assolvenza, una rarità.

“7 agosto…”: questa dovrebbero ascoltarla i “musicisti” del cosiddetto “indie”. A proposito, dovrebbero ascoltare tutto questo disco. Qui c’è come-certe-cose-“sghembe”-si-fanno, ed è difficile farle a questo livello o meglio.

“Se la mia pelle vuoi” è un rock and rollaccio, con tanto di delay corto sulla voce. Mi domando sempre come facesse a cantare in quel modo. Anche qui ripresa live ed esibizione più pimpante di quelle che oggi sentiamo a volte su palco.

“Davanti…” Archi filtrati dal leslie: libertà artistica assoluta.

C’è anche posto per la scanzonata “Supermarket”, simil boogie in salsa iperrealista. Sentite come suona la chitarra: un senso del tempo invidiabile. Era anche un bravo chitarrista.

Chiude “Una poltrona…”: un giro armonico che si ripete per tutto il brano, salvo una special sul finale prima che il giro ripenda sottolineato da fragorosi archi, portando l’ascoltatore sempre più in alto… in alto… Sentite, solo per dirne una, quando nel brano entra il basso elettrico. Una nota sola, ma così grande da riempire il mondo.

Disco da ascoltare  e riascoltare, soprattutto i quattro strumentali (anche gli arrangiamenti e la direzione d’orchestra sono di Battisti), fino alla fine dei tempi.

P.S. Avrete notato che in copertina, seppure in lontananza, appare una nudità. Ora non sarebbe proprio possibile mettercela. Era il 1971, ed eravamo più liberi allora.

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8 pensieri su “LUCIO BATTISTI, Amore e non amore (1971)

  1. E’ un disco di rottura, col suo passato e col passato dell’Italia cantautoriale in genere. Ci voleva un coraggio da leoni nel 1971 a far uscire un album del genere. Ma a Lucio il coraggio non è mai mancato, e lo dimostrerà anche dagli anni ottanta fino alla sua triste dipartita. Personalmente inizio ad ascoltare e adorare Lucio da questo incredibile album. Non che ciò che è venuto prima non mi piaccia, ma aveva più il sapore delle canzoni (meravigliose fin che vuoi) che potevi sentire anche da altri artisti. Da qui invece Lucio disintegra tutto quel che ha fatto prima e si reinventa… in modo quasi spietato ed irriverente. Amore e Non Amore è un album straordinario, uno spartiacque, un taglio da bisturi. Un capolavoro? Mah, come poterlo affermare, alla luce di quello che il “genietto” romano ci ha regalato negli anni immediatamente seguenti? E’ indubbio però che la sua importanza sia indiscutibile. Da qui in avanti sarà un susseguirsi di perle… con una costanza a livello qualitativo che ha dell’inconcepibile… almeno fino a quella giornata uggiosa… ciao Ruben 🙂

    • Il coraggio è sempre dei grandi.
      Il sospetto, alquanto fondato, che sia un capolavoro ce l’ho… Un disco veramente unico, non solo per quanto riguarda la musica italiana. Poi ne ha fatti altri di capolavori e quasi capolavori. Era sempre un passo in avanti, in anticipo sul pubblico, sulla critica, sui colleghi, su tutto.
      Grazie per il commento e non perderti la saga qui nel blogascolto 🙂

  2. Disco straordinario e assolutamente “atipico” per un Paese come l’Italia, a quei tempi… E oggi, dopo tanti anni da allora, persino impensabile… Nel mezzo c’era una generazione avida di “cose nuove”, di “rottura” con il passato ingessato (ed imbalsamato) dei padri, voglia di nutrire la curiosità di sperimentare, di gioire della vita, di credere in un futuro diverso…
    Riascoltare questo disco è un pò come rimpiangere una stagione perduta di cui non si vede, alla luce odierna, alcun seguito…

    Di certo, per quelli che c’erano, è stato un tempo meraviglioso, vivo e ricco di promesse che sembravano piovere da ogni dove… Eravamo certamente diversi e, come in maniera oltremodo pertinente sottolinei in chiusura, certamente più liberi….

    Ci siamo giocati l’innocenza e le illusioni ed il Diritto di vivere la nostra vita. Oltre a quello di ammirare una donna nuda in copertina senza suscitare la riprovazione di una società riportata ai valori del bigottismo più bieco……

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