FRANCESCO GUCCINI, Signora Bovary (1987)

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Cos’è tutta ‘sta gran raffinatezza nell’arrangiamento di “Scirocco”, la traccia che apre il disco (e anche nelle altre)? Il Guccio è uomo rude di montagna, tutte queste sottigliezze… Per carità, piacciono, rientrano nel gusto nazionale, ma noi lo vedremmo sempre meglio con qualcosa di più ruspante, in linea col suo carattere. Sì, tutto molto chic, lui canta anche meglio che in altre prove, testi al solito cesellati – d’accordo  – ma li avremmo preferiti avvolti da arrangiamenti più genuini. Lui deve bere il lambrusco, non bianchetti rinomati!

Qui il capolavoro è “Culodritto”, dedicata alla figlia Teresa, all’epoca bambina. “Culodritto” è un modo di dire della “piccola città, bastardo posto”, già da lui cantata in modo memorabile.

In tema la grafica, ma il rosso della copertina lascia il posto in tutto il booklet al “granata”, e il grafico ce lo dovrebbe spiegare…

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2 pensieri su “FRANCESCO GUCCINI, Signora Bovary (1987)

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