AFTERHOURS, Germi (1995)

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Era il ’95, o su di lì. Avevo avvertito la necessità di ampliare il mio range di ascolti. Dovevo uscire dal quella trentina di nomi, stranieri e italiani,  a me usuali – “i grandi” – per capire un po’ cosa si muoveva nel sottobosco della musica tricolore…

Avevo sentito parlare di questo gruppo di Milano che aveva fatto uscire il suo primo disco cantato nella madre lingua, e non in quella d’Albione, scelta fino ad allora. Siccome l’idea di un rock cantato in italiano mi piaceva, ma cercavo una via più naturale al cantato rispetto agli assurdi birignao di Pelù (non mi sono mai piaciuti i Litfiba), ecco che mi trovai a togliere il cellophane al cd in questione…

“Dentro Marylin”, insieme a pochissime altre, è nel novero dei classici del rock nazionale. Intrigante la cover di “Mio fratello è figlio unico”.

Mi piacevano i testi obliqui di Manuel, fuori dai cliché cantautoriali, e mi trangugiavo pure le chitarre dis-tutto di Xabier.

Bei tempi. C’era la voglia di fare e di crederci.

 

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