FRANCESCO GUCCINI & I NOMADI, Album Concerto (1979)

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Raramente in questo blog scrivo di dischi registrati dal vivo, perché trovo sempre più stimolante analizzare i lavori realizzati in studio, le magie che lì accadono, che fanno sì che la canzone, per così dire, si fissi a uso e consumo dell’ascoltatore. Nella dimensione del concerto le canzoni mutano, assumono sfumature diverse e ci fanno capire che hanno una vita loro, autonoma rispetto a come se le ricorda il pubblico, ma anche rispetto a chi le ha scritte e le interpreta sul palco.

Trattandosi qui di passare in rapida rassegna i dischi del Guccio, non potevo tralasciare questo disco, per la dimensione storica che ha acquistato nel corso del tempo, trattandosi del connubio fra il cantautore e il suo gruppo “di riferimento”.

E’ sempre un piacere riascoltare l’ugola d’acciaio di Augusto Daolio, una delle voci più personali della scena italiana. Peccato che chi ha mixato il disco l’abbia tenuta di un mezzo dB più bassa di quella di Francesco.

Godibilissimo il sound, in particolare il basso elettrico. Tra gli arrangiamenti funziona molto bene quello elaborato per “Canzone del bambino nel vento (Auschwitz)”. Ascoltandola, per una sorta di allucinazione, mi sono domandato come l’avrebbero suonata i Pink Floyd nella versione “allargata” che compare in “Pulse”. Chissà, peccato che certe cose si possano solo immaginare. Però… una telefonata a David Gilmour… potrebbe farci anche un pensierino… tradotta in inglese…

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