FRANCESCO GUCCINI, Opera buffa (1973)

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Lui sul palco è sempre stato così. Gigione, scherzoso, ironico. Autoironico, soprattutto. Perfetto esempio del saggio detto “essere seri, non seriosi”. E, a differenza di molti canta-comici ora in giro, la sua non era una posa.

E’ un suo aspetto che mi ha sempre enormemente affascinato, tanto che a volte, in modo del tutto inconscio, mi viene da copiarlo quando mi capitata – ormai di rado – di suonare in concerto.

Le canzoni sono state registrate dal vivo in un paio di noti locali, il Folkstudio di Roma e l’Osteria delle Dame di Bologna. Meglio, voce e chitarra sono riprese live, ci sono poi sovraincisioni fatte in studio, volute dal produttore, probabilmente con l’intento di variare il sound dell’album. Francesco era inizialmente contrario e, a parer mio, aveva anche ragione, perché gli altri strumenti nulla tolgono e nulla aggiungono alla forza originaria delle canzoni.

Il capolavoro è “La Genesi”, ma è molto spassosa anche la ripresa della tradizionale “La Fiera di San Lazzaro”, con lui che traduce al pubblico, probabilmente quello romano, il testo in bolognese, condendolo con battute improvvisate sul momento. L’effetto è davvero esilarante.

Un disco che risente molto della cultura dell’epoca in cui è stato realizzato, ma ancora oggi un’opera di grande originalità.

Da riscoprire.

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