FRANCESCO GUCCINI, Due anni dopo (1970)

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Voce maturata e anche il resto. Rispetto al primo lavoro, qui lui è proprio lui. Ci vuole un po’ di tempo per diventare quello che si è. Francesco, per l’appunto, due anni dopo c’è riuscito. Colpiscono l’ironia de “Il compleanno”, la stessa “Due anni dopo” con Deborah Kooperman ad imperversare (lo farà in tutto il disco) con la sua chitarra in fingerpicking (e per l’occasione ai cori in coda), “La verità”, che scorre veloce ma lascia il segno.

“Vedi cara” è il capolavoro dell’album. Cosa dire? Che se certe cose non le avete vissute, o non le vivete, “è difficile spiegare, è difficile capire”… Da ricordare la bella melodia nel refrain di “Ophelia”, nonché “L’ubriaco”, uno dei suoi migliori “ritratti d’umanità” e performance con la P maiuscola. “Al trist” è forse il primo tentativo di blues in emiliano, e ha pure un suo perché.

Ci siamo: Guccini c’è.

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