FRANCESCO DE GREGORI, Mira Mare 19.4.1989 (1989)

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E’ il disco con cui “il Principe” ha iniziato – in modo soft – a rockeggiare, mostrando sempre più il suo amore per Babbo Dylan, negli ultimi tempi da lui anche  troppo omaggiato, soprattutto nel modo di cantare.

Peccato che i suoni “suonino” molto italiani. I nostri fonici – i più perlomeno – cercano di realizzare il suono bello pulito, brillante sulle alte frequenze, e pensano così di fare un disco che suoni “bene”. I loro colleghi d’oltreoceano, che sanno come si fa il rock e i suoi derivati, se ne fregano del suono educato, e pensano piuttosto a realizzare un sound che sia appropriato al genere, evocativo, insomma “giusto”. Meno male che negli ultimi tempi la mentalità sta cambiando anche qui da noi.

Si diceva peccato per le sonorità, in quanto le canzoni sono molto belle, a cominciare da “Bambini venite parvulos”, dal piglio brioso (della musica, ché qui i testi sono lame di rasoio – evviva!).

Ho un debole per “Dottor Dobermann”, ritratto spietato di un medico che pratica aborti clandestini.

Fascinoso il breve pezzo finale. Sarebbe stato meglio se si fosse concluso sulle note del piano, essendo del tutto inutile quella coda di insipide tastierine (ma all’epoca – ahinoi! – erano purtroppo di moda).

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