DAVID BOWIE, Station To Station (1976)

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Il Camaleonte del Rock con questo album dà vita ad un’altra delle sue tante incarnazioni, quella del Sottile Duca Bianco. Questo disco è proprio come lui: sfuggente, a tratti ostico, sempre proiettato verso una nuova dimensione artistica da conquistare. Non è un ascolto facile, anche perché l’influenza del kraut-rock si percepisce bene. Voglia di Europa, per lui che, in quei giorni, se ne stava a Los Angeles sepolto sotto un quintale di cocaina, immerso in deliri paranoici ed allucinazioni.

Nota tecnica: la voce, come già nel precedente Young Americans, ha perso quel tono acido che ogni tanto emergeva nei dischi precedenti. Si è fatta più morbida, tonda. Il Sottile Duca Bianco vuole ammaliare con il suo timbro languido e seducente. E ci riesce.

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