DAVID BOWIE, Young Americans (1975)

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Ci sono artisti che rimangono nel tempo sempre uguali a se stessi. Van Morrison ne è il campione. Altri fanno del continuo cambiamento  la loro bandiera. Bowie ne è l’esempio massimo. Dal cantautore folk psichedelico degli inizi a Ziggy Stardust, la glam rock star, fino a questo Young Americans, che segna un’ulteriore, inattesa, evoluzione del poliedrico artista inglese.

Bowie per questo disco arrangia la sua musica in chiave soul funky, roba che ascoltava a man bassa in quel periodo. Caso vuole che nei paraggi dello studio si trovi John Lennon, che presta la sua voce in alcuni cori e scrive con Bowie e il chitarrista Carlos Alomar la conclusiva Fame, Tra famosi, ci si capisce. Siamo noi che vediamo spesso gli artisti  come delle monadi, che nulla hanno a che fare gli uni con gli altri. In realtà i musicisti si conoscono tutti, e vanno sovente ad ubriacarsi insieme (il tasso alcolico nelle vene di Lennon in quel periodo non scherzava…). Bowie approfitta della presenza dell’amico per rileggere a modo suo la beatlesiana Across The Universe e Lennon dirà che è la sua versione preferita.

P.S. La saga dedicata al Camaleonte del Rock continua su queste pagine…

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