> Editoriale > 31.8.12

Da qualche giorno è partito questo blog e ne approfitto per fornire qualche indicazione.

Su queste pagine commento i dischi che ascolto. Uno al giorno. Qualche volta, più raramente, anche due.

Troverete dischi di tutti (o quasi) i generi, del passato e del presente, di autori noti e meno noti. Questo perché, interessandomi di musica e avendo anche affiancato da poco alla mia attività di cantautore quella di produttore, mi ritrovo ad ascoltare di tutto e di più. Spesso scelgo i dischi a seconda dell’umore della giornata, e mi capita anche di vedere com’è il tempo là fuori, per trovare l’ascolto che sia in tema. Se piove, per esempio, è facile che in questa rubrica ci finisca un certo disco piuttosto che un altro.

Mi capiterà certamente di commentare qualche disco di qualche amico. Ne ho tanti che suonano. Sarà inevitabile e un piacere.

Il blog non ha alcuna pretesa di tipo giornalistico. Ci sono già i critici musicali che, per passione e professione, recensiscono i dischi. A me piace soltanto lanciare spunti, individuare di volta in volta i motivi che rendono l’ascolto sempre un’esperienza che arricchisce.

Con la speranza di essere di stimolo a chi, nell’universo della rete, s’imbatta in queste pagine.

La musica è la colonna sonora del film della nostra vita. E’ il caso di metterne una che valga la pena ascoltare o che, perlomeno, la renda migliore.

Ruben

DAVID BOWIE, Young Americans (1975)

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Ci sono artisti che rimangono nel tempo sempre uguali a se stessi. Van Morrison ne è il campione. Altri fanno del continuo cambiamento  la loro bandiera. Bowie ne è l’esempio massimo. Dal cantautore folk psichedelico degli inizi a Ziggy Stardust, la glam rock star, fino a questo Young Americans, che segna un’ulteriore, inattesa, evoluzione del poliedrico artista inglese.

Bowie per questo disco arrangia la sua musica in chiave soul funky, roba che ascoltava a man bassa in quel periodo. Caso vuole che nei paraggi dello studio si trovi John Lennon, che presta la sua voce in alcuni cori e scrive con Bowie e il chitarrista Carlos Alomar la conclusiva Fame, Tra famosi, ci si capisce. Siamo noi che vediamo spesso gli artisti  come delle monadi, che nulla hanno a che fare gli uni con gli altri. In realtà i musicisti si conoscono tutti, e vanno sovente ad ubriacarsi insieme (il tasso alcolico nelle vene di Lennon in quel periodo non scherzava…). Bowie approfitta della presenza dell’amico per rileggere a modo suo la beatlesiana Across The Universe e Lennon dirà che è la sua versione preferita.

P.S. La saga dedicata al Camaleonte del Rock continua su queste pagine…

DAVID BYRNE + BRIAN ENO, My Life In The Bush Of Ghosts (1981)

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Cos’è il genio? Difficile a dirsi. Oggi nella musica si tende ad attribuire l’altisonante qualifica con una certa faciloneria. Tutti geni. Anche chi, alla luce dei fatti, è poco più di un onesto mestierante.
Qui, di geni, ce ne sono addirittura due, e lavorano bene, a braccetto, con le loro quattro mani e le loro due teste. Byrne ci mette il ritmo, la sua Stratocaster acida e nervosa che conosciamo a memoria avendola sentita mille volte nei dischi dei suoi Talking Heads. Eno ci mette le sue visioni di non-musica. Il risultato è strepitoso. Suoni “altri”, resi ancor più fluidi dai numerosi campionamenti di voci, anch’esse “altre”.

Da avere, anche se ascoltate combat folk o prog metal da mattino a sera e da lì non vi schiodate neppure pistola alla tempia.

Meglio ampliare sempre gli orizzonti dei propri ascolti. E’ probabile che si amplino anche gli orizzonti di vita. Perché la musica è vita.

Per cominciare

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Questo blog è l’ideale continuazione di una rubrica nata un paio di anni fa e tenuta da me sul mio facebook, intitolata “Oggi nel lettore cd” e poi ribattezzata “Cosa sto ascoltando”. Ne conserva l’estetica e la filosofia di fondo. Per cui, spesso e volentieri, il disco è solo il pretesto per parlare di alcune cose di musica. Questo è lo spirito con cui lì si è scritto e questo è lo spirito con cui qui si scriverà.

Nasce ilblogascolto. Il nuovo blog nell’Universo di Ruben

Iniziare non è mai semplice, ma quando poi si inizia, smettere è tutt’altro che facile. Sarà che la comunicazione è crescita e l’uomo ha davvero tanta voglia di comunicare che si è sempre prodigato per inventare nuove forme di linguaggio in grado di aiutarlo a crescere e ad evolversi.

Nasce così “ilblogascolto.com” a cura di Ruben, artista poliedrico delle arti: della parola, della musica ma anche dell’emozione semplice che arriva dritta al cuore e, attraverso questo blog, ci ricorda che:

Si scrive perché nessuno ascolta.” Georges Perros, Papiers collés II, 1973

Giovanni Pirri